giovedì, maggio 28, 2009

Sono stato sul luogo della foto



Cover Story > DEPECHE MODE - Abroken Frame

Agli inizi degli anni ottanta i Depeche Mode diventarono, con un solo album, gli alfieri del synth pop, curando fin nei minimi particolari ogni dettaglio: copertine, look, scenografie dei concerti e video-clip. Fu quindi naturale aspettarsi una grande cover dal loro secondo lp, pubblicato nel 1982 ed intitolato “Abroken Frame”. I Depeche Mode non delusero le aspettative e diedero alle stampe un disco contenuto in una copertina assolutamente epica, monumentale e storica. Infatti, ad un primo sguardo si potrebbe liquidare la foto di “Abroken Frame” con sufficienza e superficialità, ma osservandola attentamente si può comprendere la sua estrema perfezione, dal soggetto al panorama, dall’orizzonte al cielo minaccioso. Nessun particolare fu ritoccato al computer, come di prassi si cominciò a fare negli anni novanta, ma fu appositamente realizzato un vestito per la “modella” ritratta, fu cercato una location e la “fortuna” ci mise lo zampino con un cielo perfettamente plumbeo. La copertina fu realizzata da Martyn Atkins, che incontrò la band per avere sufficienti input in grado di sviluppare un’idea che rispecchiasse il volere dei Depeche. Il gruppo era perfettamente conscio dell’immaginario grafico che i combi del synth pop si trascinavano appresso, e vollero legare la loro musica ad un'iconografia di stampo sovietico. Iconografia diventata di moda proprio agli inizi degli anni ottanta, grazie a decine di band indipendenti. Iconografia che nel suo essere esprimeva forza, tenacia, caparbietà, ma anche una dolcezza innegabile. Brian Griffin, il fotografo che fu scelto per lo scatto di copertina, proprio in quel periodo era particolarmente innamorato dell’arte tedesca e sovietica, arte che riusciva ad esprimere il comunismo stalinista legato ad immagini industriali o rurali. Fu quindi deciso di immortalare, in uno scatto fotografico, il sudore e la forza muscolare d'uomini e donne che lottavano contro le intemperie atmosferiche pur di poter raccogliere grano a sufficienza per i rigidi inverni sovietici. Jacqui Frye fu la stilista assoldata per creare il costume di scena. Un elemento assai importante, se si considera che è proprio il vestito e la falce brandita nell’aria a riportare la mente ad un'iconografia sovietica. Iconografia curata con estrema pignoleria nelle forme del vestito e nel fazzoletto rosso che copre la testa della mietitrice. La bellezza dell’abito creato da Jacqui si può ammirare nella sua totalità nella foto utilizzata nel retro copertina, che doveva dare, grazie alla falce in mano alla modella, il senso della morte in attesa. Infatti Griffin agli inizi degli eighties si era invaghito dei dipinti di Caspar David Friedrich, un pittore tedesco degli inizi del 19vesimo secolo, che amava dipingere la morte raffigurando singole persone al tramonto o all’alba in sconfinati orizzonti. Caspar posizionava le sue figure ai lati dei dipinti, quasi a significare la fugacità della vita, vita rappresentata da campi di grano senza fine.

Brian decise di recarsi nella campagna vicino a Cambridge per trovare una giusta location e girò diverse ore in motocicletta prima di scoprire il luogo ideale dove scattare la foto di copertina. La scelta cadde su un campo di grano nelle vicinanze del museo dedicato alla RAF, nel paese di Duxford. La stagione era ideale, il grano era perfettamente maturo ed il giorno di settembre deciso per il set fotografico sembrava un'ideale giornata autunnale. Il cielo era stato disegnato dalla mano di Dio, lampi all’orizzonte tagliavano l’aria, il vento spazzava i campi di grano e la pioggia cominciò a cadere impetuosa, proprio mentre il team di Griffin cominciò a montare il set. Purtroppo c’era solo quel giorno per scattare la foto e tutti iniziarono ad attendere che la pioggia smettesse di cadere a catinelle. Appena l’acqua piovana cominciò a farsi meno fitta, furono posizionate tre luci: una di fronte, una di lato ed una sopra la modella. In questo modo una porzione di campo era illuminata a giorno, mentre il resto della scena manteneva i colori del temporale che stava spazzando Duxford. Griffin si mise subito al lavoro consapevole che sarebbe stata una tregua molto breve. Brian era assolutamente convinto che la figura doveva voltare le spalle all’obiettivo, perché altrimenti il viso avrebbe catturato tutta l’attenzione, mentre l’intenzione di Griffin era di dare risalto al grano in primo piano, all’orizzonte buio ed al cielo carico di pioggia che sovrastava tutta la scena. Il fazzoletto rosso fu perfetto come stacco cromatico nei confronti del cielo e lo scatto fu realizzato in pochi minuti. Griffin ed i suoi aiutanti aspettarono quindi il tramonto per fare altre fotografie, una di queste, quella più carica di drammaticità, fu poi utilizzata nel retro. La foto passò quindi nelle mani di Martyn Atkins che aggiunse il nome del gruppo ed il titolo dell’album. Per il lettering delle canzoni e del titolo fu chiamato Ching Ching Lee, che scrisse a mano le parole che occorrevano. Ultimo tocco per una copertina che diede inizio ad un trittico di cover che andò a rappresentare la tenacia della gente di montagna (“Construction Time Again”) e l’universo industriale (“Some Great Reward”). Inutile dire che la copertina racchiudeva dieci brani di sublime “soviet synth pop”.

da http://www.musicplus.it/organ/zine/zineDetail.asp?catid=13&subid=143

sabato, maggio 23, 2009

mercoledì, maggio 06, 2009

La migliore possibile esistenza

...E ci perderemmo l’opportunità di credere senza preoccuparci delle conseguenze, senza lo stress di dover mantenere uno sguardo d’insieme, senza l’angoscia di un progetto chiaro ma così immane da schiacciarci.
Volenti o nolenti, il nostro percorso di vita non lo tracciamo noi.
Proprio per questo, come cristiani, dovremmo sentirci rasserenati: rasserenati di fronte a un’esistenza che non sempre comprendiamo ma che per noi, possiamo starne certi, è comunque la migliore possibile. Anche quando proprio non sembra tale.

http://biblicamente.wordpress.com/2009/05/05/oltre-e-nonostante/

lunedì, marzo 23, 2009

Irlanda

Riconoscere Gesù

Giovanni 20:11-18

11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l'altro ai piedi, lì dov'era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l'abbiano deposto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse l'ortolano, gli disse: «Signore, se tu l'hai portato via, dimmi dove l'hai deposto, e io lo prenderò». 16 Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» 17 Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: "Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro"». 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.

giovedì, marzo 19, 2009

Il peccato di Moab


(da www.ccg.org)

Geremia 48

1 Riguardo a Moab.
Così parla il SIGNORE degli eserciti, Dio d'Israele:
«Guai a Nebo! poiché è devastata;
Chiriataim è coperta di vergogna e conquistata;
Misgab è coperta di vergogna e sbigottita.
2 Il vanto di Moab non è più;
in Chesbon tramano del male contro di lui:
"Venite, distruggiamolo, e non sia più nazione".
Tu pure, o Madmen, sarai ridotta al silenzio;
la spada t'inseguirà.
3 Delle grida vengono da Coronaim:
"Devastazione e gran rovina!"
4 Moab è infranto,
i suoi piccini fanno udire i loro gridi.
5 Infatti su per la salita di Luit si piange,
si sale piangendo perché giù per la discesa di Coronaim si ode il grido angoscioso della gente in fuga.
6 Fuggite, salvate le vostre persone,
siate come la città di Aroer nel deserto!
7 Infatti, siccome ti sei confidato nelle tue opere e nei tuoi tesori,
anche tu sarai preso;

Chemos sarà deportato
con i suoi sacerdoti e con i suoi capi.
8 Il devastatore verrà contro tutte le città,
nessuna città scamperà;
la valle perirà e la pianura sarà distrutta,
come il SIGNORE ha detto.
9 Date delle ali a Moab,
poiché bisogna che voli via;
le sue città diventeranno una desolazione,
nessuno le abiterà.
10 Maledetto colui che fa l'opera del SIGNORE fiaccamente,
maledetto colui che trattiene la spada dallo spargere il sangue!
11 Moab era tranquillo fin dalla sua giovinezza,
riposava come vino sulla sua feccia,
non è stato travasato da vaso a vaso,
non è andato in esilio;
per questo ha conservato il suo sapore,
il suo profumo non si è alterato.
12 Perciò ecco, i giorni vengono», dice il SIGNORE,
«in cui io gli manderò dei travasatori, che lo travaseranno;
vuoteranno i suoi vasi,
frantumeranno le sue ànfore.
13 Moab avrà vergogna di Chemos,
come la casa d'Israele ha avuto vergogna
di Betel, in cui aveva riposto la sua fiducia.
14 Come potete dire: "Noi siamo uomini prodi,
valorosi in battaglia?"

15 Moab è devastato; le sue città salgono in fumo,
il fiore dei suoi giovani scende al macello»,
dice il re, che si chiama il SIGNORE degli eserciti.
16 «La calamità di Moab sta per giungere,
la sua sciagura giunge veloce.
17 Compiangetelo voi tutti che lo circondate;
voi tutti, che conoscete il suo nome,
dite: "Come ha fatto a spezzarsi quel forte scettro,
quel magnifico bastone?"
18 O figlia che abiti in Dibon,
scendi dalla tua gloria, siedi sul suolo riarso,
poiché il devastatore di Moab marcia contro di te,
distrugge le tue fortezze.
19 O tu che abiti in Aroer, férmati per la strada, e guarda;
interroga il fuggiasco e colei che scampa,
e di': "Che cos'è successo?"
20 Moab è coperto di vergogna, perché è infranto;
lanciate urla, gridate!
annunziate sull'Arnon
che Moab è devastato!
21 Un castigo è venuto sul paese della pianura,
sopra Colon, sopra Iaas, su Mefaat,
22 su Dibon, su Nebo, su Bet-Diblataim,
23 su Chiriataim, su Bet-Gamul, su Bet-Meon,
24 su Cheriot, su Bosra,
su tutte le città del paese di Moab
vicine e lontane.
25 La forza di Moab è abbattuta,
il suo braccio è spezzato»,
dice il SIGNORE.
26 «Ubriacatelo, poich'egli si è innalzato contro il SIGNORE,
si rotoli Moab nel suo vomito
e diventi anch'egli un oggetto di scherno!
27 Israele non è forse stato per te un oggetto di scherno?
Era forse stato trovato fra i ladri,
che ogni volta che parli di lui tu scuoti il capo?
28 Abbandonate le città e andate a sistemarvi nelle rocce,
o abitanti di Moab!
Siate come le colombe
che fanno il loro nido sull'orlo dei precipizi.
29 Noi abbiamo udito l'orgoglio di Moab, l'orgogliosissimo popolo,
la sua arroganza, la sua superbia, la sua fierezza, l'alterigia del suo cuore.
30 Io conosco la sua tracotanza», dice il SIGNORE;
«le sue vanterie non hanno approdato a nulla di stabile.

31 Perciò, io alzo un lamento su Moab,
io prorompo in grida per tutto Moab;
perciò si geme per quelli di Chir-Eres.
32 O vigna di Sibma, io piango per te più ancora che per Iazer;
i tuoi rami andavano oltre il mare,
arrivavano fino al mare di Iazer;
il devastatore è piombato sui tuoi frutti d'estate e sulla tua vendemmia.
33 La gioia e l'esultanza sono scomparse dalla fertile campagna
e dal paese di Moab;
io ho fatto mancare il vino nei tini;
non si pigia più l'uva con grida di gioia;
il grido che si ode non è più il grido di gioia.
34 Gli alti lamenti di Chesbon giungono fino a Eleale;
si fanno udire fin verso Iaas;
da Soar fino a Coronaim,
fino a Eglat-Selisia;
perfino le acque di Nimrim sono prosciugate.
35 Io farò venir meno in Moab», dice il SIGNORE,
«chi sale sull'alto luogo
e chi offre profumi ai suoi dèi.

36 Perciò il mio cuore geme per Moab come gemono i flauti,
il mio cuore geme come gemono i flauti per quelli di Chir-Eres,
perché tutto quello che avevano ammassato è perduto.
37 Infatti tutte le teste sono rasate,
tutte le barbe sono tagliate,
su tutte le mani ci sono incisioni,
e sacchi sui fianchi.
38 Su tutti i tetti di Moab e nelle sue piazze,
dappertutto, è lamento;
poiché io ho frantumato Moab, come un vaso considerato di nessun valore»,
dice il SIGNORE.
39 «Com'è stato infranto! Urlate!
Come Moab ha voltato vergognosamente le spalle!
Come Moab è diventato lo scherno e lo spavento
di tutti quelli che gli stanno intorno!»
40 Infatti così parla il SIGNORE:
«Ecco, il nemico fende l'aria come l'aquila,
spiega le sue ali verso Moab.
41 Cheriot è presa,
le fortezze sono occupate;
il cuore dei prodi di Moab, in quel giorno,
è come il cuore d'una donna in doglie di parto.
42 Moab sarà distrutto, non sarà più popolo,
perché si è innalzato contro il SIGNORE.
43 Spavento, fossa, laccio
ti sovrastano, o abitante di Moab!»
dice il SIGNORE.
44 «Chi fugge davanti allo spavento, cade nella fossa;
chi risale dalla fossa, rimane preso al laccio;
perché io faccio venire su di lui, su Moab,
l'anno in cui dovrà render conto», dice il SIGNORE.
45 «All'ombra di Chesbon i fuggiaschi si fermano, spossati;
ma un fuoco esce da Chesbon,
una fiamma di mezzo a Sion,
che divora le tempie di Moab,
la cima del capo dei figli del tumulto.
46 Guai a te, Moab!
Il popolo di Chemos è perduto!
poiché i tuoi figli sono portati via in schiavitù,
e le tue figlie in esilio.
47 Ma io farò tornare Moab dalla deportazione negli ultimi giorni»,
dice il SIGNORE.
Fin qui il giudizio su Moab.

1 Corinzi 1:26-27

1 Corinzi 1:26-27 (NR06) «Infatti, fratelli, considerate la vostra chiamata: non molti tra voi sono sapienti secondo la carne, non molti son...