[3] Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”». [4] Venne Giovanni il battista nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati.
Quante persone pensano di avvicinarsi a Dio presentandosi a Lui come brave persone, che non hanno mai fatto nulla di male...Che insensati! Eccola la via che porta diritti al Signore: nasce dalla consapevolezza della propria natura peccatrice, attraversa le tappe del ravvedimento e del perdono per arrivare dritta a Lui.
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Ecco il cuore del messaggio del Battista, e più in generale di tutto il Vangelo. Questa sintesi è teologicamente precisa e spiritualmente profonda.
L'illusione di presentarsi a Dio come "brave persone"
È la tentazione più antica e più moderna. Credere che la via per avvicinarsi a Dio sia un curriculum di buone azioni, una fedina penale immacolata, un elenco di meriti da esibire. È la logica del fariseo al tempio: «O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini» (Luca 18,11).
Ma questo atteggiamento, più che una via verso Dio, è un vicolo cieco. Per almeno tre ragioni.
Primo, perché non è vero. «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Giovanni 1,8). Chi si presenta a Dio come "brava persona che non ha mai fatto nulla di male" non sta dicendo la verità. Sta mentendo a sé stesso e, per quanto sta in lui, mente a Dio. Non è umiltà spropositata riconoscersi peccatori; è realismo.
Secondo, perché rende impossibile la grazia. Gesù lo ha detto con chiarezza: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Marco 2,17). Chi si crede giusto non cerca il medico. Non chiede perdono perché non pensa di averne bisogno. La sua presunta innocenza è la sua condanna, perché lo tiene lontano dall'unica salvezza possibile.
Terzo, perché ribalta il rapporto con Dio. Chi si presenta vantando i propri meriti, in realtà non sta cercando Dio: sta cercando una ricompensa. Tratta Dio come un datore di lavoro che deve corrispondere un salario. Ma Dio non è un datore di lavoro. È un Padre che vuole figli, non dipendenti.
La via diritta: ravvedimento e perdono
Giovanni predica «un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati». L'ordine delle parole è essenziale. Il ravvedimento viene prima del perdono, non come sua causa meritoria, ma come sua condizione indispensabile. È la porta attraverso cui si entra. Non si può ricevere il perdono senza prima riconoscere di averne bisogno.
La parola greca per «ravvedimento» è metánoia, che significa letteralmente «cambiamento di mente». Non è un semplice dispiacere emotivo, né un vago pentimento. È un'inversione di rotta. È guardare nella direzione opposta a quella in cui si stava camminando. È smettere di giustificarsi e iniziare ad accusarsi. È scendere dal piedistallo e mettersi in ginocchio.
Il deserto, in questo contesto, non è un dettaglio geografico. È il luogo della spoliazione. Nel deserto non ci sono distrazioni, non ci sono maschere, non ci sono titoli da esibire. Si è nudi davanti a Dio e a sé stessi. È il luogo dove Israele imparò a dipendere da Dio per ogni cosa. È il luogo dove l'uomo impara che non ha nulla da vantare e tutto da ricevere.
La strada spianata
«Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». L'immagine è quella dei lavori di sbancamento che precedevano la visita di un re: si riempivano le valli, si spianavano le colline, si rimuovevano gli ostacoli. Applicato al cuore umano, significa: togliete gli ostacoli che impediscono a Dio di arrivare.
E qual è l'ostacolo principale? L'orgoglio. L'autogiustificazione. La pretesa di essere a posto. Sono queste le montagne da spianare, le valli da colmare. Il ravvedimento è proprio questo: un'opera di smantellamento interiore che toglie di mezzo l'io gonfio di sé e fa spazio a Dio.
Il perdono è la meta, ma il perdono è un dono gratuito. Non lo si compra con i propri sforzi. Lo si accoglie con le mani vuote. Le mani vuote di chi non ha nulla da offrire se non il proprio peccato. Questa è la paradossale logica del Vangelo: l'unico modo per essere riempiti è presentarsi vuoti; l'unico modo per essere giustificati è confessarsi colpevoli; l'unico modo per essere innalzati è abbassarsi.
La via che porta diritta al Signore, come hai ben detto, passa per tre tappe: la consapevolezza della propria natura peccatrice, il ravvedimento, il perdono. E nessuna di queste tre può essere saltata. Chi vuole arrivare a Dio senza passare per il riconoscimento del proprio peccato, troverà la strada sbarrata. Non perché Dio sia spietato, ma perché Dio può salvare solo chi accetta di essere salvato. E accetta di essere salvato solo chi sa di essere perduto.