[9] E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, [10] perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo, [11] ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.
Domande:
1. Oltre all'amore per il prossimo, è importante per il cristiano avere amore anche per conoscenza e discernimento?
2. Quali sono le cose migliori da apprezzare?
3. Si può essere davvero irreprensibili davanti a Dio?
4. Quali sono i frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Cristo?
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Domanda 1: Oltre all'amore per il prossimo, è importante per il cristiano avere amore anche per conoscenza e discernimento?
Paolo prega affinché l'amore dei Filippesi «abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento» (Filippesi 1:9). Questo significa che l'amore cristiano non è un sentimento cieco o un'emozione priva di contenuto. L'amore deve essere accompagnato e guidato dalla conoscenza (γνῶσις, gnōsis) e dal discernimento (αἴσθησις, aisthēsis), cioè dalla capacità di giudicare correttamente le situazioni e le persone.
L'apostolo non sta contrapponendo amore e conoscenza, ma sostenendo che l'uno ha bisogno dell'altra. La conoscenza senza amore «gonfia» (1 Corinzi 8:1); ma l'amore senza conoscenza rischia di essere ingenuo, mal indirizzato, o addirittura dannoso. Paolo vuole che i Filippesi amino con intelligenza, con consapevolezza, con la capacità di distinguere ciò che è davvero bene. L'amore maturo non è acritico; è un amore che «abbonda in conoscenza».
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Domanda 2: Quali sono le cose migliori da apprezzare?
Paolo scrive: «perché possiate apprezzare le cose migliori» (Filippesi 1:10). Il verbo greco δοκιμάζω (dokimazō) indica l'azione di esaminare, testare, approvare dopo aver verificato. Le «cose migliori» (τὰ διαφέροντα, ta diapheronta) sono letteralmente «le cose che eccellono», «ciò che è veramente importante».
Nel contesto della lettera, Paolo sta probabilmente pensando a ciò che è superiore nella vita cristiana: la conoscenza profonda di Cristo (Filippesi 3:8), la giustizia che viene da Dio (3:9), la partecipazione alle sue sofferenze (3:10), la ricerca della meta celeste (3:14). In senso più ampio, «apprezzare le cose migliori» significa distinguere tra ciò che è buono e ciò che è meglio, tra ciò che è lecito e ciò che è edificante, tra ciò che è temporaneo e ciò che è eterno. Questo discernimento è il frutto di un amore che cresce nella conoscenza.
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Domanda 3: Si può essere davvero irreprensibili davanti a Dio?
Paolo desidera che i Filippesi siano «limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo» (Filippesi 1:10). «Limpidi» (εἰλικρινής, eilikrinēs) significa puri, sinceri, senza ipocrisia, trasparenti alla luce del sole. «Irreprensibili» (ἀπρόσκοπος, aproskopos) significa che non danno motivo di inciampo, che non offrono agli altri (o a Dio) alcuna giusta ragione di accusa.
La Scrittura insegna che nessun essere umano è senza peccato (Romani 3:23; 1 Giovanni 1:8). Tuttavia, «irreprensibile» non significa «perfetto» nel senso di «senza mai sbagliare». Significa «senza macchia» nel senso di integrità: una persona la cui vita è coerente, che non vive nell'ipocrisia o nel peccato abituale non confessato. In questo senso, il credente può essere irreprensibile (cfr. Luca 1:6: Zaccaria ed Elisabetta «erano giusti davanti a Dio e osservavano tutti i comandamenti, irreprensibili»). Non è una perfezione assoluta, ma una rettitudine vissuta nella dipendenza dalla grazia, resa possibile dall'opera di Cristo e destinata a diventare piena «per il giorno di Cristo», quando saremo finalmente conformi alla sua immagine (1 Giovanni 3:2).
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Domanda 4: Quali sono i frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Cristo?
Paolo scrive che i Filippesi siano «ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo» (Filippesi 1:11). L'immagine del «frutto» richiama il linguaggio di Gesù: «Da suoi frutti li riconoscerete» (Matteo 7:16). I «frutti di giustizia» sono le opere buone, i comportamenti concreti che scaturiscono da una vita retta davanti a Dio.
Paolo precisa che questi frutti non vengono dalla forza o dal merito umano, ma «per mezzo di Gesù Cristo». Sono il risultato della grazia, dell'aver messo la propria fiducia in Lui e dell'essere uniti a Lui. Come Gesù stesso disse: «Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla» (Giovanni 15:5). Questi frutti includono le virtù descritte altrove: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo (Galati 5:22-23). Sono azioni giuste che procedono da un cuore rigenerato, e hanno come scopo ultimo non la gloria dell'uomo, ma «a gloria e lode di Dio» (Filippesi 1:11).
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In sintesi, la preghiera di Paolo in Filippesi 1:9-11 delinea un percorso di maturità cristiana: l'amore cresce nella conoscenza e nel discernimento; il discernimento permette di apprezzare ciò che è meglio, cioè di scegliere le cose eccellenti; così facendo, il credente diventa limpidamente trasparente e irreprensibile; e da questa vita retta scaturiscono frutti di giustizia, resi possibili solo dall'unione con Cristo, a gloria e lode di Dio.