Ecco una versione riveduta della traduzione, resa più fluida e naturale in italiano:
QUANDO LA PREGHIERA SEMBRA SBATTERE CONTRO UN MURO
Apri la Bibbia → La fissi → La richiudi.
Ti sei mai ritrovato in questo circolo vizioso? Se sì, questo post è per te!
Non è che stai perdendo la fede o che stai ricadendo indietro. È solo… aridità.
ANCHE DAVIDE CI È PASSATO.
«Dio mio, grido di giorno e non rispondi, di notte e non trovo riposo.»
(Salmo 22,2)
Questo è l’uomo che ha scritto metà dei Salmi. Colui che Dio stesso chiamò “amico mio”.
Se Davide ha attraversato momenti in cui Dio sembrava in silenzio e il cielo chiuso, allora anche il tuo periodo di aridità non ti squalifica. Significa soltanto che sei umano.
ARIDITÀ NON È LA STESSA COSA DI DISTANZA.
Un fiume può diventare basso durante la stagione secca. Ma non significa che sia morto.
L’aridità spirituale arriva spesso quando siamo esausti, sovrastimolati, o immersi in una lunga routine. Le emozioni si appiattiscono. La preghiera inizia a sembrare un compito da spuntare su una lista.
Ma ricorda questo: i sentimenti non sono i fatti. La presenza di Dio non dipende da quanto intenso ti sembra il tuo momento di silenzio il lunedì mattina prima del lavoro.
NON DEVI PARLARE BENE PER ESSERE ASCOLTATO.
«Lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili.»
(Romani 8,26)
Nei giorni in cui non trovi le parole, lo Spirito sta già colmando le lacune. Quel «Dio, non so nemmeno cosa dire» che ti risuona dentro? Conta. Arriva fino a Lui. Dio lo ascolta lo stesso.
Non devi fare una bella figura perché Dio si faccia vedere.
SMETTILA DI CERCARE DI SENTIRE QUALCOSA. INIZIA A CERCARE DI ESSERE ONESTO.
Invece di sforzarti di recitare una preghiera perfetta, prova così:
Di’ a Dio esattamente quello che sta succedendo. La noia. La lontananza. Il fatto che hai aperto la Bibbia e non hai provato nulla. Questa è la tua preghiera.
A volte, la cosa più spirituale che puoi fare in un periodo di aridità è smettere di recitare una parte e presentarti per quello che sei davvero.
ABBASSA L’ASTICELLA. ALZA L’ONESTÀ.
Non hai bisogno di trenta minuti di silenzio adesso.
Inizia con due minuti. Una frase sincera a Dio. Niente parole ricercate. Niente tono da re Giacomo. Solo tu, che parli con Qualcuno che sa già cosa stai per dire, eppure vuole sentirselo dire da te.
La stagione secca finisce. Finisce sempre. Ma devi continuare a presentarti perché possa finire.
NON È LUI CHE ASPETTA CHE TU TE LA CAVI.
«Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.»
(Salmo 42,2)
Anche l’ansimare è una forma di ricerca. Anche il desiderio è una forma di preghiera.
Sei più vicino di quanto credi. Continua.
UNA PREGHIERA PER TE:
Dio, incontra questa persona proprio dove si trova. Oggi si è presentata, anche se dentro di lei tutto voleva chiudere la scheda e andare avanti. Ci è voluto coraggio. Onoralo. Vedi la stanchezza che si porta dentro. La routine che ha lentamente prosciugato il colore dalla sua fede. Il senso di colpa per non sentire nulla. Ricordale che non sei deluso da lei. Ricordale che la tua presenza non è mai dipesa da quanto intenso fosse il suo momento di silenzio. Soffia vita nelle sue ossa aride. Non perché se lo sia meritata, ma perché Tu sei così buono. Fa’ che senta, anche nel modo più piccolo oggi, di non essere sola in questo. Fai tacere la voce che continua a dirle che c’è qualcosa di spiritualmente sbagliato in lei. Quella voce mente. Riportala indietro. Con dolcezza. Nel modo che solo Tu conosci. Nel nome di Gesù. Amen.