venerdì, luglio 10, 2026

Luca 7:44-47

Vangelo secondo Luca 7:44-47 NR06
[44] E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per i piedi; ma lei mi ha bagnato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. [45] Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. [46] Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di olio profumato i piedi. [47] Perciò io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama». 

Questo brano è uno dei capolavori narrativi e teologici del Vangelo di Luca. Siamo a casa di Simone il fariseo, durante un banchetto. Una donna, nota in città come peccatrice, entra senza invito, si getta ai piedi di Gesù, li bagna di lacrime, li asciuga con i capelli, li bacia e li unge con olio profumato. Simone, scandalizzato, pensa tra sé che se Gesù fosse davvero un profeta saprebbe chi è quella donna e non si lascerebbe toccare.

Gesù risponde prima con la parabola dei due debitori (vv. 41-43), poi con il confronto diretto e bruciante che abbiamo letto.

Il contrasto: ciò che Simone non ha fatto

Gesù elenca tre gesti di ospitalità che Simone ha omesso, e li contrappone ai tre gesti della donna.

Primo: l'acqua per i piedi. In una terra polverosa, offrire acqua all'ospite per lavarsi i piedi era il minimo della cortesia. Simone non lo ha fatto. Forse perché ha invitato Gesù con sufficienza, per studiarlo, per giudicarlo, non per onorarlo.

Secondo: il bacio. Il bacio di saluto era un segno di accoglienza e di rispetto tra pari. Simone lo ha negato. Ha accolto Gesù in casa sua, ma non lo ha accolto nel suo cuore.

Terzo: l'olio sul capo. Ungere il capo dell'ospite con olio profumato era un segno di onore e di gioia. Simone non lo ha fatto. Forse non considerava Gesù degno di un tale onore.

Simone non è un nemico dichiarato di Gesù. È un uomo perbene, un osservante, uno che ha invitato Gesù a pranzo. Ma la sua cortesia di facciata nasconde un cuore freddo. Ha dato la casa, ma non ha dato sé stesso. Ha offerto il cibo, ma non l'onore. La sua è l'ospitalità di chi vuole esaminare, non amare.

La risposta della donna: l'amore che non si risparmia

La donna, invece, ha fatto tutto ciò che Simone non ha fatto, e lo ha fatto in modo eccessivo, scandaloso, imbarazzante.

Ha bagnato i piedi di Gesù non con acqua, ma con lacrime. Le lacrime sono il segno di un cuore spezzato, di un pentimento che non ha bisogno di parole. Non sono lacrime calcolate: sono l'irruzione di un dolore e di una gratitudine che travolgono ogni decoro.

Ha asciugato quei piedi non con un panno, ma con i suoi capelli. Per una donna ebrea, sciogliere i capelli in pubblico era un gesto sconveniente, quasi impudico. La donna non si preoccupa del giudizio altrui. Ha perso ogni ritegno. Ha messo la sua corona, la sua gloria (i capelli, secondo 1 Corinzi 11,15) ai piedi di Gesù.

Ha baciato quei piedi, e non ha smesso di baciarli. Il verbo greco katephílei esprime un bacio intenso, ripetuto, appassionato. Non un gesto formale, ma l'esplosione di un affetto che non trova altro modo per esprimersi.

Ha cosparso quei piedi di olio profumato. L'olio che Simone non aveva versato sul capo di Gesù, la donna lo versa sui suoi piedi. Non ha lesinato. Non ha calcolato. Ha dato il meglio che aveva, e lo ha dato nel modo più umile possibile: non sul capo, ma sui piedi, la parte più bassa, più sporca, più indegna.

La logica divina: molto amore, molto perdono

Il versetto 47 è la chiave di tutto. C'è un dibattito sull'interpretazione: la frase «le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato» sembrerebbe indicare che l'amore sia la causa del perdono. Ma la parabola dei due debitori che Gesù ha appena raccontato dice il contrario: «Colui al quale fu condonato di più, ama di più» (v. 43). L'amore non è la causa del perdono, ma la conseguenza. È la risposta grata di chi ha già sperimentato il perdono.

La frase va quindi intesa così: «I suoi molti peccati le sono perdonati — ed ecco la prova che è davvero così: ha molto amato». L'amore strabordante della donna non è la ragione del perdono, ma la dimostrazione che il perdono è già stato ricevuto. Il suo amore è il frutto, non la radice.

La seconda parte del versetto lo conferma: «Colui a cui poco è perdonato, poco ama». Non significa che ci siano persone a cui Dio perdona poco perché hanno peccato poco. Significa che chi si illude di aver poco da farsi perdonare, chi non ha coscienza della propria condizione di peccatore, è incapace di amare molto. Simone è il caso esemplare: un uomo giusto ai propri occhi, che non ha pianto, non ha baciato, non ha unto. La sua freddezza è la misura della sua inconsapevolezza.

Il cuore del Vangelo

Questo brano è il Vangelo allo stato puro. Dio non ama chi è a posto. Dio ama chi sa di non esserlo. Il perdono non è una ricompensa per chi ha fatto bene i compiti. È un dono gratuito per chi ha il coraggio di riconoscersi peccatore.

La donna non ha detto una parola. Non ha recitato una formula di pentimento. Non ha promesso di cambiare vita. Ha solo pianto, baciato, unto. Eppure Gesù la congeda con le parole più belle che un peccatore possa sentire: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace» (v. 50).

Simone, il giusto, esce da questo incontro smascherato e muto. La peccatrice, l'indegna, esce perdonata e salvata. Perché il Vangelo capovolge tutte le classifiche. I primi saranno ultimi, e gli ultimi primi. E chi ha molto amato, anche se ha molto peccato, siede alla mensa del Regno.


Luca 7:44-47

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