lunedì, febbraio 23, 2026

Isaia 42:3

Isaia 42:3 (NR06)
«Egli non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante».

Dio non spezza le persone fragili. Non soffoca una fede debole. Quando ti senti ferito, stanco, o aggrappato a un filo, il suo atteggiamento verso di te è pieno di dolcezza. Lui rafforza ciò che è debole invece di scartarlo. Se senti che la tua fede è appena un lumicino, non tirarti indietro per vergogna. Porta a Lui la tua debolezza. Dio tratta con cura i cuori fragili.

domenica, febbraio 22, 2026

Salmo 73:2-3

Salmo 73:2-3 (NR06)
«Ma per me, quasi inciampavano i miei piedi; per poco non scivolavano i miei passi, perché io portavo invidia agli insensati, vedendo il benessere degli empi».

Asaf ammette ciò che la maggior parte di noi esita a dire: era invidioso. Guardava la vita degli altri e si sentiva turbato. Il loro successo rendeva la sua fede, ai suoi occhi, priva di senso. La Scrittura non nasconde questa lotta, la porta alla luce. L'invidia comincia in silenzio. Ti fa chiedere se la fedeltà valga davvero la pena. Perciò, quando ti sorprendi a fare paragoni, non far finta di nulla. Porta tutto a Dio con onestà.

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Salmo 73:2-3 (NR06)
«Ma per me, quasi inciampavano i miei piedi; per poco non scivolavano i miei passi, perché io portavo invidia agli insensati, vedendo il benessere degli empi».

Contesto: Il Salmo 73 è la testimonianza di una crisi di fede superata. Asaf, il salmista, confessa di aver quasi perso la fiducia in Dio quando ha visto la prosperità dei malvagi. I versetti 2-3 sono il punto di partenza del suo racconto: descrivono il pericolo spirituale che ha corso, usando immagini di instabilità fisica. Il resto del salmo spiegherà come è uscito da questa crisi entrando nel santuario di Dio (v. 17) e comprendendo la fine degli empi.

Significato del Versetto (Tre movimenti di una caduta spirituale):

1. L'Instabilità Interiore: «quasi inciampavano i miei piedi; per poco non scivolavano i miei passi»
   · Asaf usa metafore di pericolo fisico per descrivere una crisi spirituale. I piedi che inciampano e i passi che scivolano rappresentano la fede vacillante. Era sull'orlo di una caduta definitiva.
   · Questo linguaggio richiama il cammino del giusto che dovrebbe essere saldo (Salmo 37:23-24). Qui, invece, il salmista confessa la sua fragilità. La fede non è una sicurezza automatica; a volte si è a un passo dallo scivolare.
2. La Radice del Problema: «perché io portavo invidia agli insensati»
   · «invidia» (קִנֵּא, qinneh): Non è un semplice desiderio, ma un sentimento rodente e amaro che nasce dal confronto. Asaf guarda i malvagi e si chiede: «Perché loro sì e io no?».
   · «insensati» (הוֹלְלִים, holelim): Coloro che vivono come se Dio non ci fosse, stolti secondo la Scrittura (Salmo 14:1). Il paradosso è che il salmista invidia proprio coloro che disprezzano Dio.
3. L'Oggetto dell'Invidia: «vedendo il benessere degli empi»
   · «benessere» (שְׁלוֹם, sh'lom): La stessa parola usata per «pace». Gli empi godono di una pace apparente: prosperità, salute, assenza di problemi (vv. 4-5).
   · «vedendo» (בְּהִתְבּוֹנְנִי, behitbonneni): Asaf ha fissato lo sguardo sulla cosa sbagliata. Ha contemplato la prosperità dei malvagi invece di contemplare Dio. L'errore non è nell'osservazione, ma nel fissarsi su ciò che turba.

In sintesi, Salmo 73:2-3 è la confessione onesta di un uomo di fede che ha rischiato di naufragare. Insegna che:

· La fede può vacillare. I giusti non sono immuni dal dubbio e dall'invidia.
· Il confronto con i malvagi è pericoloso. Guardare alla loro prosperità senza vedere la loro fine porta all'amarezza.
· Il problema non è fuori, ma dentro. Asaf non cade per colpa degli empi, ma per la sua invidia.

Questi versetti ci preparano alla soluzione che Asaf troverà nel santuario (v. 17). La crisi si risolve cambiando prospettiva: non guardando più agli empi con invidia, ma guardando a Dio e al loro destino finale. La fede non nega la realtà della prosperità dei malvagi, ma la relativizza alla luce dell'eternità.

Per noi oggi, è un invito a:

· Onestà: ammettere quando siamo in crisi.
· Prospettiva: non giudicare in base alle apparenze immediate.
· Rifugio: entrare nel «santuario» della presenza di Dio per vedere le cose come Lì le vede.

sabato, febbraio 21, 2026

Colossesi 2: 6 -7

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui, radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento” Colossesi 2:6-7 (NR06). 

La vera forza della nostra vita non è in ciò che appare, ma in ciò che non si vede: la nostra unione con Cristo.

Gesù stesso ha detto: “Io sono la vera vite e voi siete i tralci. Chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla” Giovanni 15:5 (NR06). 

Questa immagine ci ricorda che noi non possiamo vivere scollegati da Lui. Il tralcio non ha vita in sé: dipende completamente dalla vite. E così noi: senza Gesù non abbiamo stabilità, non abbiamo nutrimento, non possiamo portare frutto.

Luca 15:31

Vangelo secondo Luca 15:31 NR06
[31] Il padre gli disse: “Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua;

Pensiamo a quale enorme ricchezza abbiamo se siamo sempre con Cristo.

Questo versetti è il cuore della risposta del padre al figlio maggiore nella parabola del figlio prodigo (o, più giustamente, del padre misericordioso).

Ecco una riflessione che parte da questa preziosa osservazione.

Luca 15:31 (NR06)
«Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua».

Contesto: Siamo alla fine della parabola. Il figlio maggiore, che è sempre stato obbediente e vicino al padre, si rifiuta di entrare in casa per la festa data al fratello minore tornato. È arrabbiato, geloso, e rivendica i suoi meriti: «Io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici» (v. 29). Il padre esce a supplicarlo, come era uscito per correre incontro al figlio minore, e pronuncia queste parole definitive.

Significato del Versetto (La rivelazione della ricchezza nascosta):

1. La Relazione Preziosa: «Figliolo, tu sei sempre con me»
   · Il padre non dice «sei stato bravo», ma «sei stato con me». La gioia del padre non è l'obbedienza del figlio in sé, ma la sua presenza. È la stessa gioia che aveva per il ritorno dell'altro: «Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita» (v. 24).
   · «sempre»: Il figlio maggiore aveva la cosa più grande senza saperlo: la comunione quotidiana, ininterrotta con il padre. Non aveva bisogno di un capretto per festeggiare: ogni giorno con il padre era una festa, se solo avesse avuto occhi per vederlo.
2. L'Eredità Incondizionata: «e ogni cosa mia è tua»
   · Il padre non dice «ti darò», ma «è tua». È già tutto a disposizione. Il figlio non aveva bisogno di meritarsi nulla; tutto era già suo per il semplice fatto di essere figlio.
   · «ogni cosa»: Non una parte, non una ricompensa, ma l'intera eredità. La presenza del padre è la totalità del dono. Come diceva il Salmo: «Il SIGNORE è la parte della mia eredità e del mio calice» (Salmo 16:5).

L' osservazione: «Pensiamo a quale enorme ricchezza abbiamo se siamo sempre con Cristo»

È esattamente questo il punto. Il figlio maggiore aveva tutto, ma non lo sapeva. Noi possiamo cadere nello stesso errore: vivere nella presenza di Cristo, ma comportarci come servi che aspettano una ricompensa, invece che come figli che godono dell'eredità già presente.

Qual è questa ricchezza?

· La sua presenza: «Io sono con voi tutti i giorni» (Matteo 28:20). Non c'è ricchezza più grande.
· La sua eredità: «Tutte le cose sono vostre... e voi siete di Cristo» (1 Corinzi 3:22-23). Ogni cosa è nostra perché siamo di Lui.
· La sua grazia: Anche quando pecchiamo, Lui non ci tratta da servi, ma ci riammette subito alla sua presenza, come il padre con il figlio minore.

In sintesi, Luca 15:31 è un invito a risvegliarci alla nostra vera identità. Noi che crediamo in Cristo:

· Non siamo servi che aspettano una paga.
· Siamo figli che vivono alla presenza del Padre.
· Tutto ciò che è del Padre è già nostro in Cristo (Efesini 1:3).

La sfida è: viviamo come se fosse vero? Godiamo della sua presenza come del tesoro più grande, o ci lamentiamo perché non abbiamo ancora ricevuto un «capretto» (cioè qualche benedizione secondaria)? Il Padre ci dice oggi: «Tu sei sempre con me, e ogni cosa mia è tua». È ora di entrarne in possesso con gratitudine.

Luca 15:20

Luca 15:20 (NR06)
«...mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò».

Il figlio, in questa storia, si aspettava un rimprovero. Aveva preparato un discorso. Pensava di dover dimostrare qualcosa per essere riaccolto. Invece il padre gli corse incontro ancor prima che potesse spiegarsi. Ecco come Dio accoglie chi torna a Lui. Non sei riaccolto perché hai perfezionato le tue scuse. Sei riaccolto perché sei amato.

venerdì, febbraio 20, 2026

Giosuè 23:8

Giosuè 23:8 NR06
[8] ma tenetevi stretti al Signore, che è il vostro Dio, come avete fatto fino a oggi.

Osea 4

Il peccato dell' uomo ha conseguenze catastrofiche anche sull'ambiente 

Osea 4:3 (NR06)
«Per questo il paese sarà in lutto, tutti quelli che lo abitano languiranno, e con loro gli animali della campagna e gli uccelli del cielo; perfino i pesci del mare spariranno».

Contesto: Il capitolo 4 di Osea segna l'inizio di una lunga accusa profetica contro Israele. Dio apre una "causa" (v. 1) contro gli abitanti del paese, elencando i loro crimini: spergiuro, menzogna, omicidio, furto, adulterio e violenza (v. 2). Il versetto 3 descrive le conseguenze cosmiche di questo peccato dilagante. Non si tratta solo di una punizione, ma della rottura dell'armonia della creazione a causa della ribellione umana.

Significato del Versetto (Tre cerchi concentrici di devastazione):

1. Il Lutto della Terra: «il paese sarà in lutto»
   · «in lutto» (אָבַל, aval): Verbo che descrive il cordoglio, il lutto per un morto. La terra stessa è personificata e piange come una vedova. Il peccato umano non offende solo Dio, ma ferisce il creato che geme (cfr. Romani 8:20-22).
   · «per questo»: La connessione è diretta. Il degrado morale provoca un degrado ecologico. La terra non è indifferente alla giustizia; essa risponde alla presenza o all'assenza di Dio.
2. La Sofferenza Umana: «tutti quelli che lo abitano languiranno»
   · «languiranno» (אָמַל, amal): Indica un inaridirsi, un appassire, un venir meno. Gli esseri umani, privati della comunione con Dio, si consumano interiormente. Il peccato porta alla sterilità dell'anima.
3. Il Silenzio del Creato: «animali, uccelli, pesci… spariranno»
   · La lista è volutamente totale: animali domestici e selvatici, uccelli del cielo, pesci del mare. Copre ogni ambito della creazione: terra, cielo e acque.
   · «spariranno» (נֶאֱסָפִים, ne'esafim): Lett. «saranno raccolti, portati via». Come si raccoglie il grano o si toglie un oggetto, così la vita animale sarà sottratta dalla terra.
   · È un'inversione della benedizione della creazione (Genesi 1:20-25). Dove Dio aveva detto: «Producano le acque… la terra produca…», ora il peccato umano produce deserto e silenzio.

In sintesi, Osea 4:3 è una potente dichiarazione della connessione tra peccato e creazione. Insegna che:

· Il peccato ha conseguenze cosmiche. Non è un affare privato tra l'uomo e Dio; coinvolge l'intero creato.
· La terra soffre per le nostre colpe. L'ingiustizia umana si riversa sull'ambiente che ci ospita.
· La salvezza non è solo per l'uomo. Quando Dio redimerà il suo popolo, anche la creazione sarà liberata (Romani 8:21).

Questo versetto ci interpella sulla nostra responsabilità: il nostro peccato non inquina solo la nostra anima, ma contribuisce al lutto della terra. Il Vangelo di Cristo non porta solo perdono all'uomo, ma anche speranza per il creato, che attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (Romani 8:19). La redenzione è integrale: abbraccia cielo, terra, animali e uomini.

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Osea 4:12 (NR06)
«Il mio popolo consulta il suo legno, e il suo bastone gli dà il responso; poiché lo spirito della prostituzione lo svia, esso si prostituisce, allontanandosi dal suo Dio».

Contesto: Il capitolo 4 di Osea è un atto d'accusa contro Israele per la sua infedeltà. Dopo aver condannato i sacerdoti e i profeti (vv. 4-11), Dio ora descrive la degenerazione idolatrica del popolo. Israele, invece di cercare la guida del Signore, si è rivolto a pratiche pagane di divinazione. L'immagine della "prostituzione" (già introdotta nel cap. 1) torna qui per descrivere l'essenza del peccato: l'aver voltato le spalle a Dio per correre dietro ad altri amanti (gli idoli).

Significato del Versetto (Tre elementi di un dramma spirituale):

1. L'Idolatria Ridicola: «il mio popolo consulta il suo legno, e il suo bastone gli dà il responso»
   · «consulta il suo legno» (בְּעֵצוֹ יִשְׁאָל, be'etzò yish'al): Una crudele ironia. Invece di consultare il Signore (come si faceva con l'urim e il tummim o per mezzo dei profeti), Israele interroga pezzi di legno (idoli scolpiti o forse bastoni usati per la rabdomanzia, una pratica divinatoria pagana).
   · «il suo bastone gli dà il responso»: Probabilmente si riferisce a una pratica di divinazione in cui si lanciavano bastoni per interpretare il futuro. L'assurdità è che un oggetto inanimato, creato dall'uomo, venga considerato capace di rivelare il destino.
   · Il profeta smaschera la stupidità dell'idolatria: il popolo si affida a ciò che è inferiore a sé stesso, a un pezzo di legno che non può né parlare né salvare (cfr. Isaia 44:9-20).
2. La Radice del Male: «poiché lo spirito della prostituzione lo svia»
   · «spirito della prostituzione» (רוּחַ זְנוּנִים, ruach zenunim): Non è uno spirito demoniaco nel senso moderno, ma una disposizione interiore radicata, un orientamento profondo dell'anima verso l'infedeltà. È come se Israele avesse contratto una malattia spirituale che lo spinge a cercare altrove ciò che solo Dio può dare.
   · «lo svia» (הִתְעָה, hit'ah): Il verbo indica un far deviare, un condurre fuori strada. Israele non è solo occasionalmente infedele; è sistematicamente fuorviato da questa inclinazione interiore.
3. La Conseguenza: «si prostituisce, allontanandosi dal suo Dio»
   · «prostituisce» (זָנוּ, zanu): Il verbo descrive l'azione concreta: cercare altri dei, stringere alleanze politiche con le nazioni pagane, adottare i loro costumi religiosi.
   · «allontanandosi dal suo Dio» (מִתַּחַת אֱלֹהֵיהֶם, mittachat Elohehem): Lett. «da sotto il loro Dio». È l'immagine di chi esce da sotto la protezione e l'autorità del legittimo Signore per mettersi sotto un altro padrone.

In sintesi, Osea 4:12 è una diagnosi spietata della condizione spirituale di Israele. Il popolo:

· Cerca risposte (tutti abbiamo bisogno di orientamento).
· Le cerca nel posto sbagliato (idoli muti, pratiche pagane).
· Perché ha un cuore deviato (lo spirito di prostituzione lo svia).

Questo versetto ci interroga ancora oggi. Anche noi possiamo «consultare il legno» ogni volta che cerchiamo sicurezza, guida o significato in cose mute: il denaro, il successo, l'opinione altrui, le mode culturali. Lo «spirito di prostituzione» è quella tendenza del cuore umano a cercare altrove ciò che solo Dio può dare: identità, protezione, futuro.

Il rimedio, in Osea, non è un semplice richiamo morale, ma la rivelazione di un Dio che, nonostante tutto, continua a chiamare Israele «mio popolo». La guarigione verrà quando Israele riconoscerà la sua follia e tornerà a «consultare» il suo vero Signore. Per il credente, è l'invito a esaminare dove andiamo a cercare risposte e a tornare a Colui che solo può dire parole di vita.



Isaia 42:3

Isaia 42:3 (NR06) «Egli non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante». Dio non spezza le persone fragili. Non soffoca una...