venerdì, febbraio 20, 2026

Giosuè 23:8

Giosuè 23:8 NR06
[8] ma tenetevi stretti al Signore, che è il vostro Dio, come avete fatto fino a oggi.

Osea 4

Il peccato dell' uomo ha conseguenze catastrofiche anche sull'ambiente 

Osea 4:3 (NR06)
«Per questo il paese sarà in lutto, tutti quelli che lo abitano languiranno, e con loro gli animali della campagna e gli uccelli del cielo; perfino i pesci del mare spariranno».

Contesto: Il capitolo 4 di Osea segna l'inizio di una lunga accusa profetica contro Israele. Dio apre una "causa" (v. 1) contro gli abitanti del paese, elencando i loro crimini: spergiuro, menzogna, omicidio, furto, adulterio e violenza (v. 2). Il versetto 3 descrive le conseguenze cosmiche di questo peccato dilagante. Non si tratta solo di una punizione, ma della rottura dell'armonia della creazione a causa della ribellione umana.

Significato del Versetto (Tre cerchi concentrici di devastazione):

1. Il Lutto della Terra: «il paese sarà in lutto»
   · «in lutto» (אָבַל, aval): Verbo che descrive il cordoglio, il lutto per un morto. La terra stessa è personificata e piange come una vedova. Il peccato umano non offende solo Dio, ma ferisce il creato che geme (cfr. Romani 8:20-22).
   · «per questo»: La connessione è diretta. Il degrado morale provoca un degrado ecologico. La terra non è indifferente alla giustizia; essa risponde alla presenza o all'assenza di Dio.
2. La Sofferenza Umana: «tutti quelli che lo abitano languiranno»
   · «languiranno» (אָמַל, amal): Indica un inaridirsi, un appassire, un venir meno. Gli esseri umani, privati della comunione con Dio, si consumano interiormente. Il peccato porta alla sterilità dell'anima.
3. Il Silenzio del Creato: «animali, uccelli, pesci… spariranno»
   · La lista è volutamente totale: animali domestici e selvatici, uccelli del cielo, pesci del mare. Copre ogni ambito della creazione: terra, cielo e acque.
   · «spariranno» (נֶאֱסָפִים, ne'esafim): Lett. «saranno raccolti, portati via». Come si raccoglie il grano o si toglie un oggetto, così la vita animale sarà sottratta dalla terra.
   · È un'inversione della benedizione della creazione (Genesi 1:20-25). Dove Dio aveva detto: «Producano le acque… la terra produca…», ora il peccato umano produce deserto e silenzio.

In sintesi, Osea 4:3 è una potente dichiarazione della connessione tra peccato e creazione. Insegna che:

· Il peccato ha conseguenze cosmiche. Non è un affare privato tra l'uomo e Dio; coinvolge l'intero creato.
· La terra soffre per le nostre colpe. L'ingiustizia umana si riversa sull'ambiente che ci ospita.
· La salvezza non è solo per l'uomo. Quando Dio redimerà il suo popolo, anche la creazione sarà liberata (Romani 8:21).

Questo versetto ci interpella sulla nostra responsabilità: il nostro peccato non inquina solo la nostra anima, ma contribuisce al lutto della terra. Il Vangelo di Cristo non porta solo perdono all'uomo, ma anche speranza per il creato, che attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (Romani 8:19). La redenzione è integrale: abbraccia cielo, terra, animali e uomini.

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Osea 4:12 (NR06)
«Il mio popolo consulta il suo legno, e il suo bastone gli dà il responso; poiché lo spirito della prostituzione lo svia, esso si prostituisce, allontanandosi dal suo Dio».

Contesto: Il capitolo 4 di Osea è un atto d'accusa contro Israele per la sua infedeltà. Dopo aver condannato i sacerdoti e i profeti (vv. 4-11), Dio ora descrive la degenerazione idolatrica del popolo. Israele, invece di cercare la guida del Signore, si è rivolto a pratiche pagane di divinazione. L'immagine della "prostituzione" (già introdotta nel cap. 1) torna qui per descrivere l'essenza del peccato: l'aver voltato le spalle a Dio per correre dietro ad altri amanti (gli idoli).

Significato del Versetto (Tre elementi di un dramma spirituale):

1. L'Idolatria Ridicola: «il mio popolo consulta il suo legno, e il suo bastone gli dà il responso»
   · «consulta il suo legno» (בְּעֵצוֹ יִשְׁאָל, be'etzò yish'al): Una crudele ironia. Invece di consultare il Signore (come si faceva con l'urim e il tummim o per mezzo dei profeti), Israele interroga pezzi di legno (idoli scolpiti o forse bastoni usati per la rabdomanzia, una pratica divinatoria pagana).
   · «il suo bastone gli dà il responso»: Probabilmente si riferisce a una pratica di divinazione in cui si lanciavano bastoni per interpretare il futuro. L'assurdità è che un oggetto inanimato, creato dall'uomo, venga considerato capace di rivelare il destino.
   · Il profeta smaschera la stupidità dell'idolatria: il popolo si affida a ciò che è inferiore a sé stesso, a un pezzo di legno che non può né parlare né salvare (cfr. Isaia 44:9-20).
2. La Radice del Male: «poiché lo spirito della prostituzione lo svia»
   · «spirito della prostituzione» (רוּחַ זְנוּנִים, ruach zenunim): Non è uno spirito demoniaco nel senso moderno, ma una disposizione interiore radicata, un orientamento profondo dell'anima verso l'infedeltà. È come se Israele avesse contratto una malattia spirituale che lo spinge a cercare altrove ciò che solo Dio può dare.
   · «lo svia» (הִתְעָה, hit'ah): Il verbo indica un far deviare, un condurre fuori strada. Israele non è solo occasionalmente infedele; è sistematicamente fuorviato da questa inclinazione interiore.
3. La Conseguenza: «si prostituisce, allontanandosi dal suo Dio»
   · «prostituisce» (זָנוּ, zanu): Il verbo descrive l'azione concreta: cercare altri dei, stringere alleanze politiche con le nazioni pagane, adottare i loro costumi religiosi.
   · «allontanandosi dal suo Dio» (מִתַּחַת אֱלֹהֵיהֶם, mittachat Elohehem): Lett. «da sotto il loro Dio». È l'immagine di chi esce da sotto la protezione e l'autorità del legittimo Signore per mettersi sotto un altro padrone.

In sintesi, Osea 4:12 è una diagnosi spietata della condizione spirituale di Israele. Il popolo:

· Cerca risposte (tutti abbiamo bisogno di orientamento).
· Le cerca nel posto sbagliato (idoli muti, pratiche pagane).
· Perché ha un cuore deviato (lo spirito di prostituzione lo svia).

Questo versetto ci interroga ancora oggi. Anche noi possiamo «consultare il legno» ogni volta che cerchiamo sicurezza, guida o significato in cose mute: il denaro, il successo, l'opinione altrui, le mode culturali. Lo «spirito di prostituzione» è quella tendenza del cuore umano a cercare altrove ciò che solo Dio può dare: identità, protezione, futuro.

Il rimedio, in Osea, non è un semplice richiamo morale, ma la rivelazione di un Dio che, nonostante tutto, continua a chiamare Israele «mio popolo». La guarigione verrà quando Israele riconoscerà la sua follia e tornerà a «consultare» il suo vero Signore. Per il credente, è l'invito a esaminare dove andiamo a cercare risposte e a tornare a Colui che solo può dire parole di vita.



Filippesi 4:8 - Il filtro dei nostri pensieri

Lettera ai Filippesi 4:8 NR06
[8] Quindi, fratelli, 
tutte le cose vere, 
tutte le cose onorevoli, 
tutte le cose giuste, 
tutte le cose pure, 
tutte le cose amabili, 
tutte le cose di buona fama, 
quelle in cui è qualche virtù 
e qualche lode, 
siano oggetto dei vostri pensieri.

Non lasciare che ogni pensiero rimanga nella tua mente.
Mettilo alla prova con la Parola.
Se non supera Filippesi 4:8, lascialo andare.

Genesi 17:1

Genesi 17:1 (NR06)
«Quando Abramo ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: “Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro”».

Contesto: Questo versetto segna un momento di svolta cruciale nella storia di Abramo. Sono passati tredici anni dall'ultimo evento registrato (la nascita di Ismaele in Genesi 16:16). Dio era rimasto in silenzio per tutto questo tempo. Ora appare di nuovo, e la sua auto-presentazione è solenne: rivela un nuovo nome («El Shaddai») e affida ad Abramo un comando doppio. Il versetto introduce l'alleanza della circoncisione (vv. 9-14) e il cambio di nome da Abramo ad Abraamo (v. 5). È un nuovo inizio basato sulla fedeltà di Dio e sulla chiamata alla risposta umana.

Significato del Versetto (Tre pilastri della rivelazione):

1. Il Nome Rivelato: «Io sono il Dio onnipotente»
   · «El Shaddai» (אֵל שַׁדַּי, El Shaddai) è il nome con cui Dio si rivela ai patriarchi (cfr. Esodo 6:3). Il suo significato esatto è dibattuto, ma le interpretazioni principali sono:
     · «Dio della montagna» (dalla radice shad, «monte»): suggerisce potenza, maestà, stabilità.
     · «Dio che basta» (dalla radice shadad, «essere potente»): Colui che ha in sé tutta la risorsa necessaria. È il Dio sufficiente.
     · «Dio del grembo» (dalla radice shadayim, «mammelle»): immagine di fecondità e nutrimento. Nonostante Abramo sia vecchio e sterile, Dio è fonte di vita e può generare anche da un seno morto.
   · In ogni caso, il nome El Shaddai dichiara che Abramo non ha bisogno di altre risorse: Dio stesso è la sua forza, la sua sicurezza, la sua fecondità. Dio è sufficiente per ogni situazione, anche per quella che sembra impossibile agli occhi umani.
2. Il Comando Relazionale: «cammina alla mia presenza»
   · «cammina» (הִתְהַלֵּךְ, hithallekh): È una forma riflessiva che indica un camminare continuo, abituale, intimo. Non è un passo occasionale, ma un movimento di tutta la vita.
   · «alla mia presenza» (לְפָנַי, lefanay): Lett. «davanti a me». Significa vivere sotto lo sguardo di Dio, con la consapevolezza che Egli vede ogni cosa. È l'opposto di chi vive «come se Dio non ci fosse».
   · Camminare con Dio è la risposta a El Shaddai: poiché Lui è il Dio che basta, posso vivere ogni giorno alla sua presenza senza paura di ciò che mi manca.
3. La Qualità del Cammino: «e sii integro»
   · «integro» (תָּמִים, tamim): Non significa «perfetto» nel senso di impeccabile (Abramo aveva appena fallito con Agar), ma completo, intero, sincero, senza doppiezza. È la qualità di chi non ha intenzioni nascoste, di chi è tutto di un pezzo davanti a Dio.
   · «Integro» è chi non divide la propria vita tra una parte sacra (davanti a Dio) e una parte profana (davanti agli uomini). È la coerenza dell'intera esistenza sotto lo sguardo dell'Unico.

In sintesi, Genesi 17:1 riassume in poche parole l'intera vita di fede:

· Chi è Dio: È il Dio Onnipotente, Colui che ha in sé tutte le risorse necessarie. Non devo cercare altrove ciò che mi manca; Lui è abbastanza.
· Cosa fare: Camminare con Lui, non da soli, ma in intimità continua, vivendo ogni momento alla sua presenza.
· Come farlo: Con integrità, senza maschere, senza dividere il cuore tra Lui e il mondo.

Per Abramo, questo significava credere che Dio poteva dargli un figlio nonostante la sua vecchiaia. Per noi, significa credere che Dio è sufficiente per qualunque difficoltà, anche quelle che ci sembrano senza via d'uscita. Quando tutto sembra impossibile, Lui è ancora il Dio Onnipotente, e possiamo camminare con Lui nella sincerità di una fede che non si vergogna di essere piccola.

2 Cronache 20:12

2 Cronache 20:12 (NR06)
«Noi non sappiamo ciò che dobbiamo fare, ma gli occhi nostri sono su di te».

Questa preghiera è semplice e onesta. Ci sono momenti in cui non sai davvero cosa fare dopo. Ci hai pensato, hai chiesto consigli, hai cercato di pianificare, eppure rimani nell'incertezza. Dio non pretende che tu abbia ogni soluzione pronta. A volte la fede ha il volto di chi ammette di non sapere e sceglie comunque di tenere gli occhi fissi su di Lui. Quando ti senti sopraffatto dalle responsabilità, dì a Dio chiaramente che non sai cosa fare. Poi fissa lo sguardo su di Lui e compi il prossimo passo che ti mette davanti.

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2 Cronache 20:12 (NR06)
«Noi non sappiamo ciò che dobbiamo fare, ma gli occhi nostri sono su di te».

Contesto: Il re Giosafat di Giuda riceve la notizia che una grande alleanza di popoli nemici (Moabiti, Ammoniti e Meuniti) sta marciando contro Gerusalemme (vv. 1-2). Spaventato, Giosafat proclama un digiuno e raduna tutto il popolo per cercare il Signore. In piedi nel tempio, davanti all'assemblea, eleva una preghiera (vv. 5-12) che riconosce la potenza di Dio, la storia della sua fedeltà e l'impotenza umana. Il versetto 12 è il culmine di questa preghiera: una dichiarazione di resa totale e di fiducia assoluta.

Significato del Versetto (Due parti di una fede disarmata):

1. La Confessione di Impotenza: «Noi non sappiamo ciò che dobbiamo fare»
   · «non sappiamo» (אֵין בָּנוּ כֹּחַ, en banu koach): Lett. «non c'è in noi forza». Giosafat riconosce che tutte le risorse umane – militari, politiche, strategiche – sono insufficienti. L'esercito di Giuda non può nulla contro quella coalizione.
   · È una dichiarazione di onestà radicale. Il re non finge di avere un piano, non minimizza il pericolo, non cerca soluzioni ibride (metà Dio, metà alleanze umane). Davanti all'impossibile, l'unica sapienza è ammettere: «Non so».
   · Questo è il primo passo della fede: smettere di confidare nelle proprie capacità per riconoscere il proprio limite.
2. La Direzione dello Sguardo: «ma gli occhi nostri sono su di te»
   · «gli occhi nostri» (עֵינֵינוּ, enenu): Il plurale indica che è tutto il popolo, con il suo re, a guardare. La fede non è individualista; è comunitaria. Insieme fissano lo sguardo su Dio.
   · «sono su di te» (עָלֶיךָ, 'alekha): L'opposto di guardare altrove (ai nemici, alle paure, alle proprie risorse). Lo sguardo rivolto a Dio è già una preghiera, già una richiesta d'aiuto, già un atto di fiducia.
   · Questa seconda parte non offre una soluzione; offre solo una direzione. Non dice: «Tu farai così e così». Dice: «Guardiamo a Te». È la fede che non prescrive a Dio cosa fare, ma si affida a Lui.

In sintesi, 2 Cronache 20:12 è forse la più bella preghiera di impotenza in tutta la Scrittura. Inseguenza due movimenti essenziali:

1. Abbassare le armi: Ammettere che non abbiamo la risposta, che da soli non ce la facciamo.
2. Alzare gli occhi: Puntare lo sguardo su Dio, non come ultima risorsa, ma come unica risorsa.

È la preghiera di chi ha smesso di lottare con le proprie forze e ha deciso di lasciare spazio a Dio. La risposta divina arriva immediatamente (vv. 14-17): «Non temete... non sarete voi a dover combattere in questa circostanza; fermatevi, state fermi, e vedrete la liberazione del Signore».

Questo versetto insegna che:

· Non sapere è umano. Non dobbiamo vergognarci della nostra impotenza.
· Guardare a Dio è la saggezza più alta. Quando non abbiamo piani, abbiamo Lui.
· La liberazione viene quando smettiamo di guardare al problema e guardiamo a Dio.

Per il credente, è una preghiera da ripetere ogni giorno: «Signore, non so cosa fare, ma i miei occhi sono su di te». Ed Egli risponde.

giovedì, febbraio 19, 2026

Quando Gesù tornerà, sarà il tuo Salvatore o il tuo Giudice?

La prima venuta di Gesù ebbe uno scopo preciso: mettere a morte l'uomo vecchio, l'uomo dominato dal peccato. La sua morte e risurrezione hanno spezzato il potere che il peccato aveva su di noi.

La sua seconda venuta sarà per un giudizio differente: verrà per separare definitivamente coloro che vivono nel peccato da coloro che vivono in Lui.

Comprendi bene questa differenza. Non è un dettaglio da poco: è il fondamento della nostra speranza e del nostro timore. Per questo, il tempo per prepararsi è adesso. Il tempo per fare un esame onesto del proprio cuore è oggi.

Fermati un momento e chiediti con onestà:

· La mia vita quotidiana è in armonia con ciò che dico di credere su Gesù?
· Le mie scelte, piccole e grandi, rivelano che vivo per Dio... o che sono modellato dai valori di questo mondo?
· Nel mio cuore, prevale un cammino d'amore o un sentiero d'amarezza?

L'apostolo Paolo ci mette in guardia con parole forti: "Professano di conoscere Dio, ma con i fatti lo negano." (Tito 1:16). È un avvertimento serio. La nostra fede non può essere solo un'etichetta che portiamo, ma deve essere la sostanza di cui è fatta la nostra vita.

Pensa agli ambienti che frequenti ogni giorno:

· Il collega che cerca sempre scorciatoie disoneste.
· L'amico che alimenta il pettegolezzo.
· Il vicino che indossa una maschera di serenità mentre dentro è a pezzi.

Gesù vede ogni cosa. E Dio osserva attentamente la tua reazione in tutte queste situazioni. La tua risposta è la tua testimonianza.

Il vero pentimento è molto più di semplici parole di scusa. È un cambio di direzione.
La fede autentica è molto più di una bella conversazione. È una fiducia che si traduce in azione.

Il tuo cuore deve rimanere aperto e plasmabile alla grazia di Dio, perché è da lì che scaturiscono le sorgenti della vita. Ma le tue azioni devono essere il riflesso visibile di ciò che professi con le labbra. Non ci può essere divorzio tra le due cose.

La Scrittura ci esorta con chiarezza: "Siate facitori della parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi." (Giacomo 1:22). Ascoltare senza mettere in pratica è l'inganno più grande che possiamo fare a noi stessi.

La tua vita è una testimonianza continua, che parla più forte di qualsiasi sermone. Ogni decisione che prendi, ogni conversazione che hai, ogni scelta, anche la più piccola, è un'occasione per riflettere Gesù.

Ricorda: la tua vera fede si vede più chiaramente quando nessuno ti sta guardando. Vivi in modo che la tua vita intera sia un riflesso fedele di Lui.

Giobbe 23:8-10

Giobbe 23:8-10 (NR06)
«Ecco, se vado avanti, egli non c'è; se torno indietro, non lo percepisco; se egli agisce a sinistra, io non lo vedo; se si nasconde a destra, io non lo scorgo. Ma egli conosce la via per la quale devo passare; quando mi avrà messo alla prova, ne uscirò come l'oro».

Giobbe non riusciva a percepire la presenza di Dio, eppure si aggrappava a una verità: Dio conosceva ancora la sua via. A volte la crescita assomiglia alla confusione. Può capitare di sentire di non progredire, né spiritualmente né personalmente. Ma l'opera di Dio non è sempre visibile dal punto in cui ti trovi. La prova non significa abbandono. Se ti sembra di andare indietro, non pensare che Dio ti abbia lasciato. Continua a camminare con fedeltà.

Giosuè 23:8

Giosuè 23:8 NR06 [8] ma tenetevi stretti al Signore, che è il vostro Dio, come avete fatto fino a oggi.