Lettera agli Ebrei 5:11-14 NR06
[11] Su questo argomento avremmo molte cose da dire, ma è difficile spiegarle a voi perché siete diventati lenti a comprendere. [12] Infatti, dopo tanto tempo dovreste già essere maestri; invece avete di nuovo bisogno che vi siano insegnati i primi elementi degli oracoli di Dio; siete giunti al punto che avete bisogno di latte {e} non di cibo solido. [13] Ora, chiunque usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è bambino; [14] ma il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell’uso hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male.
L'autore rimprovera gli Ebrei convertiti già da tanto tempo e, con loro, tutti i cristiani la cui crescita spirituale è ferma o estremamente lenta per cui fanno fatica a comprendere la pienezza della Parola di Dio. L'autore è costretto pertanto a rinunciare ad affrontare argomenti che per loro risulterebbero troppo difficili da comprendere e li paragona a bambini che possono essere nutriti soltanto con il latte, in questo caso rappresentati dagli elementi basilari della fede cristiana.
Ma quali sono questi argomenti difficili che l'autore rinuncia ad affrontare con i suoi lettori?
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1. Il rimprovero: «Siete diventati lenti a comprendere»
L'autore interrompe il suo discorso su Cristo sommo sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec (iniziato in 5:6-10) per fare un'ammonizione parentetica (che si estende fino a 6:20). Non è un digressione, ma un richiamo urgente. I destinatari non sono nuovi convertiti; sono credenti da «tanto tempo» (v. 12). Eppure sono rimasti bambini, bisognosi ancora di latte.
Il verbo «lenti» (νωθροί, nōthroi) significa «pigri, torpidi, ottusi». Non è un problema di capacità intellettuale, ma di volontà. La loro lentezza è colpevole: avrebbero dovuto essere maestri, invece hanno bisogno di ricominciare dall'ABC della fede.
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2. Il latte e il cibo solido
Latte (γάλα, gala) Cibo solido (στερεά τροφή, sterea trophē)
Per bambini (v. 13) Per adulti (v. 14)
Elementi basilari della fede Insegnamenti più profondi
Chi usa il latte «non ha esperienza della parola di giustizia» Chi usa cibo solido ha «le facoltà esercitate a discernere il bene e il male»
«Parola di giustizia» (λόγος δικαιοσύνης, logos dikaiosynēs): non è la dottrina della giustificazione per fede, ma l'insegnamento che conduce a una vita giusta, matura, capace di discernimento. Il bambino non ha ancora «esperienza» (ἄπειρος, apeiros, «senza prova, inesperto») di questa parola perché non ha ancora allenato i suoi sensi spirituali.
«Per via dell'uso» (διὰ τὴν ἕξιν, dia tēn hexin): l'abitudine, l'esercizio continuo. La maturità spirituale non è un dono istantaneo, ma il frutto di una pratica costante: leggere, ascoltare, ubbidire, discernere.
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3. Quali sono gli argomenti difficili che l'autore rinuncia ad affrontare?
L'autore dice: «Su questo argomento» (v. 11). Il dimostrativo si riferisce a quanto detto immediatamente prima: il sacerdozio di Cristo secondo l'ordine di Melchisedec (5:6, 10). I capitoli 6-7 mostreranno che questo argomento è complesso perché richiede di comprendere:
· Il significato di Melchisedec (Genesi 14) e la sua superiorità su Abramo (e quindi su Levi).
· La differenza tra il sacerdozio levitico (basato sulla discendenza, temporaneo, con sacrifici ripetuti) e il sacerdozio di Cristo (basato sulla potenza di vita eterna, eterno, con un unico sacrificio).
· L'interpretazione del Salmo 110:4 («Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec») come chiave per comprendere il compimento dell'Antico Patto nel Nuovo.
L'autore non rinuncia definitivamente a trattare questi argomenti. Li tratterà nei capitoli 6-7. Ma sente il bisogno di esortare i lettori a crescere, perché senza maturità quelle verità sarebbero sprecate. Non è un problema di esposizione, ma di ricezione.
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4. Perché l'autore li rimprovera così duramente?
Il pericolo non è solo l'immaturità, ma l'apostasia. I lettori sono tentati di abbandonare la fede in Cristo per tornare al giudaismo (tempio, sacrifici, sacerdoti levitici). La loro lentezza a comprendere non è innocua; è sintomo di un cuore che si sta indurendo (cfr. 3:8, 13, 15). L'autore li richiama bruscamente per risvegliarli prima che sia troppo tardi.
Il latte (gli elementi basilari) è buono per i neonati, ma non può sostenere un adulto. Se un adulto insiste a bere solo latte, è perché rifiuta la crescita. I lettori non hanno bisogno di ricominciare da capo; hanno bisogno di progredire.
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5. Applicazione per oggi
1. La maturità spirituale non è automatica. Non basta il tempo che passa; serve l'esercizio. Molti cristiani frequentano chiese da anni ma sono ancora «bambini» nel discernimento.
2. L'immaturità è pericolosa. Chi non cresce nella conoscenza della Parola è vulnerabile alle false dottrine, allo scoraggiamento, alla tentazione di abbandonare.
3. L'insegnamento profondo non è per tutti. Non perché Dio lo neghi, ma perché molti non hanno le «facoltà esercitate» per riceverlo. La colpa non è del maestro, ma dell'allievo che non si è allenato.
4. Il cibo solido si digerisce con l'obbedienza. Non si cresce solo ascoltando, ma «usando» (v. 14) – mettendo in pratica, discernendo, scegliendo il bene.
5. L'autore non rinuncia a insegnare. Anche se i lettori sono immaturi, egli li esorta a crescere e poi affronta gli argomenti difficili (cap. 6-7). La pazienza del pastore non esclude la fermezza.
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Conclusione
L'autore di Ebrei interrompe il suo discorso sul sacerdozio di Melchisedec perché i lettori, nonostante il tempo trascorso, sono ancora «lenti a comprendere». Non è un problema di QI, ma di cuore: non si sono esercitati, non hanno messo in pratica, non sono cresciuti.
Gli argomenti difficili che l'autore ha in mente sono proprio quelli che seguiranno nei capitoli 6-7: la natura del sacerdozio di Cristo, la superiorità dell'ordine di Melchisedec su quello di Aaronne, l'interpretazione tipologica dell'Antico Testamento. Ma prima di insegnare queste verità, l'autore deve svegliare i suoi lettori dal torpore spirituale.
Il rimprovero è severo, ma è un atto d'amore. Chi non cresce, rischia di morire. Chi si esercita, diventa adulto, capace di «discernere il bene e il male» – cioè di vivere la vita cristiana con maturità, senza essere più «sballottato da ogni vento di dottrina» (Efesini 4:14).