“Al direttore del coro. Su «Muori per il figlio». Salmo di Davide. Io celebrerò il Signore con tutto il mio cuore, narrerò tutte le tue meraviglie. Mi rallegrerò ed esulterò in te, salmeggerò al tuo nome, o Altissimo, poiché i miei nemici voltan le spalle, cadono e periscono davanti a te. Tu infatti hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; ti sei assiso sul trono come giusto giudice. Tu hai rimproverato le nazioni, hai fatto perire l’empio, hai cancellato il loro nome per sempre. È finita per il nemico! Son rovine perenni! Delle città che hai distrutte si è perso perfino il ricordo. Il Signore siede come re in eterno; egli ha preparato il suo trono per il giudizio. Giudicherà il mondo con giustizia, giudicherà i popoli con rettitudine. Il Signore sarà un rifugio sicuro per l’oppresso, un rifugio sicuro in tempo d’angoscia; quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te, perché, o Signore, tu non abbandoni quelli che ti cercano. Salmeggiate al Signore che abita in Sion, raccontate tra i popoli le sue opere. Perché colui che domanda ragione del sangue si ricorda dei miseri e non ne dimentica il grido. Abbi pietà di me, o Signore! Vedi come mi affliggono quelli che mi odiano, o tu che mi fai risalire dalle porte della morte, affinché io racconti le tue lodi. Alle porte della figlia di Sion festeggerò per la tua salvezza. Le nazioni sono sprofondate nella fossa che avevano fatta; il loro piede è stato preso nella rete che avevano tesa. Il Signore s’è fatto conoscere, ha fatto giustizia; l’empio è caduto nella trappola tesa con le proprie mani. [Interludio. Pausa] Gli empi se ne andranno al soggiorno dei morti, sì, tutte le nazioni che dimenticano Dio. Certamente il povero non sarà dimenticato per sempre, né la speranza dei miseri resterà delusa in eterno. Ergiti, o Signore! Non lasciare che prevalga il mortale; siano giudicate le nazioni in tua presenza. O Signore, infondi spavento in loro; i popoli riconoscano che sono mortali. [Pausa]”
Salmi 9:1-20 NR06
Il Salmo 9 è un inno di lode e di fiducia, ma anche un grido di giustizia. Come molti salmi, alterna il ringraziamento personale alla supplica comunitaria, e si muove tra il passato delle vittorie già ottenute e il futuro delle minacce ancora incombenti. La tradizione ebraica lo unisce al Salmo 10, formando un'unica composizione alfabetica, ma già nella numerazione greca e latina i due salmi sono distinti.
Struttura del Salmo 9
Il salmo si apre con una lode appassionata e si chiude con un grido di speranza. Possiamo distinguere alcune sezioni principali:
1. Lode e ringraziamento (vv. 1-2)
Il salmista comincia con tutto il cuore: «Io ti celebrerò, Signore, con tutto il mio cuore, racconterò tutte le tue meraviglie». È una lode totale, che non tiene nulla per sé. Il ringraziamento non è generico: nasce dalla memoria delle opere di Dio.
2. La vittoria su i nemici (vv. 3-6)
Il salmista ricorda come Dio ha respinto i suoi nemici, li ha sconfitti, ha cancellato il loro nome per sempre. «Hai rimproverato le nazioni, hai distrutto l'empio, hai cancellato il loro nome in eterno». È una testimonianza di giustizia: Dio non dimentica, Dio non ignora, Dio interviene.
3. Il Signore è rifugio per gli oppressi (vv. 7-10)
Il tono cambia. Dal passato si passa al presente e al futuro. «Il Signore siede in eterno... egli giudicherà il mondo con giustizia». E poi: «Il Signore sarà un rifugio per l'oppresso, un rifugio nei tempi di angoscia». Chi conosce il nome di Dio confida in Lui, perché Egli non abbandona chi lo cerca.
4. Invito alla lode e alla fiducia (vv. 11-12)
«Cantate al Signore che abita in Sion, raccontate tra i popoli le sue opere». La lode diventa comunitaria, missionaria. Non è solo esperienza personale: deve essere annunciata.
5. Supplica per la liberazione (vv. 13-14)
Il salmista torna a pregare per sé: «Abbi pietà di me, Signore, vedi la mia afflizione». La lode non cancella il dolore. La fede non è evasione: è portare il proprio bisogno davanti a Dio con fiducia.
6. Il giudizio sulle nazioni (vv. 15-18)
Il salmista descrive la fine degli empi: cadono nella fossa che hanno scavato, la loro stessa malizia li travolge. «Il Signore si è fatto conoscere, ha eseguito il giudizio». È il principio della giustizia divina: chi semina male, raccoglie male. Ma c'è anche una parola di speranza per i poveri: «Non saranno dimenticati per sempre».
7. Grido finale (vv. 19-20)
Il salmo si chiude con un appello urgente: «Sorgi, Signore! Non prevalga l'uomo!». Il salmista chiede a Dio di intervenire, di non lasciare che il male trionfi. È la preghiera di chi attende la giustizia di Dio nella storia.
I temi principali
La giustizia di Dio. Il salmo è attraversato dalla certezza che Dio è giudice giusto. Non è indifferente al male, non dimentica l'oppresso. La sua giustizia non è immediata, ma è certa. «Il Signore siede in eterno»: il suo trono non vacilla.
Il rifugio per i deboli. Dio è rifugio per l'oppresso, il povero, il bisognoso. La sua grandezza non lo allontana dai piccoli: lo avvicina. Egli «non dimentica il grido degli afflitti» (v. 12).
La memoria come fondamento della fede. Il salmista ricorda le opere di Dio nel passato per trovare forza nel presente. La memoria è un atto di fede: chi ricorda ciò che Dio ha fatto, sa che Dio farà ancora.
La lode come risposta alla salvezza. La lode non è un obbligo formale, ma la risposta naturale a chi ha sperimentato l'aiuto di Dio. Chi è stato salvato, canta. Chi ha visto le meraviglie di Dio, le racconta.
Il compimento in Cristo
Il Salmo 9 trova in Cristo il suo compimento. Gesù è il Re giusto che giudicherà il mondo con giustizia. È il rifugio per gli oppressi, colui che ha detto: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo» (Matteo 11,28). È colui che ha vinto il male, non con la forza, ma con l'amore, sulla croce.
La promessa che i poveri non saranno dimenticati per sempre si compie in Lui. «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli» (Matteo 5,3). E il grido «Sorgi, Signore!» trova la sua risposta nella risurrezione: Dio si è alzato, ha vinto la morte, ha stabilito il suo Regno.
Conclusione
Il Salmo 9 è una preghiera per chi vive nel mondo reale, dove il male sembra trionfare, dove i potenti opprimono, dove i deboli soffrono. Non è un salmo ingenuo: conosce il dolore, la paura, l'ingiustizia. Ma conosce anche il Dio che siede in eterno, che non dimentica, che giudica con giustizia.
È un salmo che ci insegna a lodare nella vittoria e a sperare nella prova. A ricordare le opere di Dio e a invocarne l'intervento. A credere che la storia non è nelle mani dei potenti, ma nelle mani di Colui che «giudicherà il mondo con giustizia» (v. 8). E che un giorno, ogni lacrima sarà asciugata, ogni ingiustizia riparata, ogni nemico sconfitto. Perché il Signore regna, e il suo Regno non avrà fine.