martedì, maggio 12, 2026

Isaia 29:13

Isaia 29:13 (NR06)
«Questo popolo si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me...»

Dio sottolinea lo scarto tra ciò che le persone dicono e ciò che accade realmente dentro di loro. Esteriormente tutto sembra a posto. Le parole ci sono. Le espressioni ci sono. Ma il cuore non è coinvolto. Quello che sembra devozione è soprattutto abitudine. È possibile parlare correttamente di Dio e rimanere comunque distanti da Lui. Le parole possono diventare un sostituto della realtà se non stai attento. Ci stai facendo caso?

lunedì, maggio 11, 2026

Atti 16:31

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Atti degli Apostoli 16:31 (NR06)

«Ed essi risposero: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia”».

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Contesto: Il Carceriere di Filippi

Paolo e Sila sono stati imprigionati a Filippi dopo aver liberato una schiava posseduta da uno spirito di divinazione (Atti 16:16-24). I loro padroni, vedendo svanire il loro guadagno, li hanno accusati e fatti frustare. Nel carcere, a mezzanotte, Paolo e Sila pregano e cantano inni a Dio. Improvvisamente un terremoto scuote le fondamenta: le porte si aprono e le catene di tutti si spezzano. Il carceriere, svegliatosi e vedendo le porte aperte, pensa che i prigionieri siano fuggiti e sta per uccidersi (Atti 16:27). Paolo gli grida: «Non ti fare del male, perché siamo tutti qui!» (Atti 16:28). Il carceriere, sconvolto e tremante, si getta ai piedi di Paolo e Sila e domanda: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?» (Atti 16:30). A questo punto Paolo e Sila pronunciano la risposta del versetto 31.

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Analisi del Versetto

«Credi nel Signore Gesù»
Il verbo «credere» (πίστευσον, pisteuson) è un imperativo aoristo: un comando puntuale, urgente, decisivo. Non è un sentimento vago, ma un atto di fiducia radicale. «Nel Signore Gesù» non significa «credi che Gesù esiste», ma «affidati a lui come Signore e Salvatore». Nel Nuovo Testamento, il titolo di «Signore» (κύριος, kyrios) indica la divinità di Gesù e la sua signoria assoluta. Confessare «Gesù è Signore» è l’atto fondamentale della fede cristiana (Romani 10:9).

«E sarai salvato»
La salvezza (σῴζω, sōzō) non è solo liberazione dal carcere o da un pericolo imminente. È la salvezza eterna, il perdono dei peccati, la riconciliazione con Dio, la vita eterna. Il carceriere aveva chiesto «che cosa devo fare per essere salvato?» (Atti 16:30). Paolo risponde che non c’è una lista di opere da compiere; c’è un atto di fede. La salvezza è un dono che si riceve, non un premio che si guadagna (Efesini 2:8-9).

«Tu e la tua famiglia»
La promessa della salvezza si estende alla famiglia del carceriere. Non significa che la fede di un capofamiglia salva automaticamente i suoi congiunti. Ma significa che la salvezza è offerta all’intera casa, e che la fede del carceriere sarebbe stata il canale attraverso cui anche i suoi familiari avrebbero udito il Vangelo e creduto. Infatti, subito dopo, Paolo e Sila «annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua» (Atti 16:32). Poi il carceriere «fu battezzato lui con tutti i suoi» (Atti 16:33). La promessa non è automatica, ma è l’offerta di Dio: la salvezza è per lui e per la sua casa.

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Il Centralità della Fede in Cristo per la Salvezza

1. La salvezza non è per opere. Il carceriere aveva chiesto cosa doveva fare. La risposta sposta l’attenzione dal fare al credere. Non ci sono meriti, riti, sforzi umani che possano salvare. Solo la fede in Cristo. Come Paolo scrive in Romani 3:28: «L’uomo è giustificato per fede, senza le opere della legge».
2. La fede è personale e totale. Il verbo «credere» è singolare, rivolto al carceriere. Non si può credere per un altro. Ma la fede coinvolge tutta la persona: intelletto (conoscere Cristo), volontà (affidarsi a Lui), affetti (amarlo). Il Signore Gesù non è solo maestro o esempio; è il Salvatore e il Signore.
3. L’offerta è universale. La risposta di Paolo non limita la salvezza ai giudei o a una categoria speciale. Il carceriere era un pagano, un romano, un uomo violento (il suo mestiere lo costringeva a catene e fruste). Eppure, la promessa è per lui.
4. La salvezza è per la famiglia. L’intera casa del carceriere ascolta e crede (Atti 16:32-34). Questo non è un caso isolato. Nel Nuovo Testamento, troviamo spesso famiglie che credono insieme: la casa di Lidia (Atti 16:15), la casa di Stefano (1 Corinzi 1:16), la casa di Cornelio (Atti 10:24-48). La salvezza di un membro diventa spesso il seme per l’evangelizzazione della sua casa.

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Il Collegamento con Altri Passi

· Romani 10:9: «Se confessi con la tua bocca Gesù come Signore e credi con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato».
· Atti 4:12: «In nessun altro è la salvezza; perché non c’è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale possiamo essere salvati».
· Giovanni 3:16: «Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna».
· Galati 3:26: «Voi siete tutti figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù».

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Applicazione

1. La fede è il mezzo, non le opere. Non devi guadagnarti la salvezza. Devi riceverla. Non importa il tuo passato (il carceriere aveva probabilmente maltrattato prigionieri). Importa solo la tua fede.
2. Credere è un atto decisivo. L’imperativo aoristo indica una scelta puntuale. Non rimandare. Oggi è il giorno della salvezza (2 Corinzi 6:2).
3. La promessa è per te e per la tua casa. Pregate e testimoniate ai vostri familiari. La salvezza di uno può aprire la porta alla salvezza di molti.
4. Non c’è peccato che il sangue di Gesù non possa coprire. Il carceriere era un uomo violento. Paolo era un persecutore. L’adultero, il ladro, il mentitore, il drogato – chiunque crede è salvato.
5. La fede è seguire, non solo aderire. Il carceriere, dopo aver creduto, «prese con sé Paolo e Sila, li lavò delle loro ferite, e subito fu battezzato» (Atti 16:33). La fede opera attraverso l’amore (Galati 5:6).

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Conclusione

La Scrittura insegna che la salvezza è un dono ricevuto per fede in Gesù Cristo, non un premio guadagnato con opere. Il carceriere di Filippi chiese: «Che cosa devo fare per essere salvato?». La risposta non fu «fa’ questo o quello», ma «credi nel Signore Gesù». Credere è l’unica via. E la promessa si estende: «tu e la tua famiglia». La fede non è mai un atto privato; coinvolge l’intera casa, l’intera vita, l’intera eternità.

Filippesi 1:3-6

Lettera ai Filippesi 1:3-6 NR06
[3] Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; [4] e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia [5] a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora. [6] E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

Domande:

1. A quale ricordo si riferisce Paolo? Quando aveva incontrato precedentemente i Filippesi?

2. Qual è l'opera buona che Dio ha iniziato con i Filippesi e che porterà a termine?


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Domanda 1: A quale ricordo si riferisce Paolo? Quando aveva incontrato precedentemente i Filippesi?

Quando Paolo scrive «Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi» (Filippesi 1:3), il ricordo a cui si riferisce è l’intera storia della sua relazione con la comunità di Filippi, iniziata con l’incontro fondativo descritto in Atti 16 .

Paolo aveva incontrato i Filippesi per la prima volta durante il suo secondo viaggio missionario (circa 49-52 d.C.) . Dopo una visione notturna in cui un uomo macedone lo supplicava: «Passa in Macedonia e aiutaci» (Atti 16:9), Paolo si imbarcò per l’Europa. Giunto a Filippi, una città romana e colonia della Macedonia, vi rimase alcuni giorni (Atti 16:12).

Fuori dalle mura della città, presso un fiume, Paolo incontrò un gruppo di donne riunite per pregare. Tra loro c’era Lidia, una mercante di porpora originaria di Tiatira. Il Signore le aprì il cuore, ella fu battezzata insieme alla sua famiglia e ospitò Paolo e i suoi compagni nella sua casa (Atti 16:13-15). Questo fu il primo nucleo della comunità cristiana a Filippi.

Poco dopo, Paolo liberò una schiava posseduta da uno spirito di divinazione. I suoi padroni, vedendo svanire la loro speranza di guadagno, lo accusarono e Paolo fu incarcerato (Atti 16:16-24). Durante la notte, mentre Paolo e Sila pregavano e cantavano inni a Dio, un terremoto scosse la prigione: le porte si aprirono e le catene di tutti si spezzarono. Il carceriere, sconvolto, credette in Dio con tutta la sua famiglia e fu battezzato (Atti 16:25-34). Infine, prima di lasciare la città, Paolo tornò alla casa di Lidia per salutare e incoraggiare i fratelli (Atti 16:40).

Paolo, dunque, era grato a Dio ogni volta che ricordava la nascita di quella chiesa, le conversioni di Lidia e del carceriere, i sacrifici sopportati insieme e la loro fedeltà. Non ricordava solo le circostanze, ma le persone stesse .

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Domanda 2: Qual è l’opera buona che Dio ha iniziato con i Filippesi e che porterà a termine?

Paolo scrive: «E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù» (Filippesi 1:6).

Colui che ha cominciato è Dio stesso. La «buona opera» che Dio ha iniziato è la salvezza e la santificazione dei credenti . Non si tratta di una capacità umana, ma dell’iniziativa sovrana e gratuita della grazia divina che Paolo descrive in altri passi: «Siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere» (Efesini 2:10).

Questa opera comincia nel momento in cui una persona ascolta il Vangelo e crede (Atti 16:14-15). Nel caso dei Filippesi, l’inizio fu «dal primo giorno fino ad ora» (Filippesi 1:5) . La loro «partecipazione al vangelo» (Filippesi 1:5) – che includeva il sostegno finanziario a Paolo (Filippesi 4:15-16), la loro fede sofferta (Filippesi 1:29-30) e la loro stessa testimonianza – era già un segno che Dio stava operando in loro .

Paolo è convinto che Dio porterà a compimento questa opera buona. Il completamento non avviene immediatamente, ma «fino al giorno di Cristo Gesù» (Filippesi 1:6) . Questa espressione indica la seconda venuta di Cristo, il giorno del giudizio e della risurrezione, quando la salvezza dei credenti sarà finalmente e pienamente manifestata (Romani 13:11; 1 Tessalonicesi 5:2).

Paolo non dice che l’opera dipende dalla loro perseveranza, ma che Dio stesso è fedele a completare ciò che ha iniziato . La «buona opera» — cioè la loro conversione e la loro vita di fede — non è stata causata da loro, e non sarà lasciata incompiuta. La certezza di Paolo non si fonda sulle capacità dei Filippesi, ma sul carattere di Dio, che compie sempre la sua opera.

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Riferimenti incrociati

· Lydia e il carceriere: Atti 16:9-15 (Lidia), 16:25-34 (il carceriere), 16:40 (l’incoraggiamento finale).
· Colui che ha cominciato l’opera: Dio stesso inizia l’opera della salvezza (Romani 8:29-30; Filippesi 2:13).
· Collaborazione dei Filippesi: Aiuti materiali a Paolo (Filippesi 4:15-16), sofferenza per Cristo (Filippesi 1:29-30), lotta comune per il Vangelo (Filippesi 1:27-28).
· Completamento: La salvezza sarà portata a compimento il giorno di Cristo Gesù (Romani 13:11; 1 Corinzi 1:7-8; 1 Pietro 1:5).

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In sintesi

Il ricordo di Paolo era legato alla fondazione della comunità di Filippi e alla conversione delle prime persone (Lidia, il carceriere) (Atti 16). L’«opera buona» che Dio ha iniziato in loro è la loro salvezza e partecipazione al Vangelo. E Paolo ha piena fiducia che Dio stesso condurrà a compimento quest’opera fino al giorno del ritorno di Cristo (Filippesi 1:6).

1 Re 11:4

1 Re 11:4 (NR06)
«Poiché quando Salomone fu vecchio, le sue mogli gli traviarono il cuore verso altri dèi...»

Salomone non si allontanò da Dio tutto in una volta. Lo scambio fu graduale. Iniziò con scelte che all'epoca sembravano gestibili. Col tempo, quelle scelte hanno plasmato la sua direzione. Ciò che era iniziato come qualcosa di piccolo alla fine ha colpito il suo cuore. Il pericolo non è sempre in una singola grande decisione. È nello schema che si forma silenziosamente nel tempo. I piccoli compromessi non rimangono piccoli.

domenica, maggio 10, 2026

Filippesi 1:1-2

Lettera ai Filippesi 1:1-2 NR06
[1] Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, con i vescovi e con i diaconi: [2] grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.

Domanda 1: Chi è Timoteo?

In Filippesi 1:1, Paolo associa a sé Timoteo, definendo entrambi «servi di Cristo Gesù» (Filippesi 1:1). Altri testi biblici chiariscono che Timoteo era un fedele discepolo e collaboratore di Paolo. Paolo lo chiama «mio vero figlio nella fede» (1 Timoteo 1:2). In Filippesi 2:22, Paolo attesta che Timoteo «ha servito il Vangelo con me, come un figlio serve il padre» (Filippesi 2:22). Negli Atti, Timoteo è descritto come un uomo stimato dai fratelli (Atti 16:1-3), che Paolo volle con sé nel viaggio missionario (Atti 16:3).

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Domanda 2: Chi sono i «santi»?

Paolo scrive «a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi» (Filippesi 1:1). Nel Nuovo Testamento, tutti coloro che sono stati santificati in Cristo sono chiamati santi (1 Corinzi 1:2). «Santo» (ἅγιος, hagios) significa «separato, consacrato a Dio» (Romani 1:7). La loro santità non è merito personale, ma deriva dall’essere «in Cristo Gesù» (Filippesi 1:1; 1 Corinzi 1:30).

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Domanda 3: Chi sono i vescovi e i diaconi?

Paolo indirizza la lettera anche «ai vescovi e ai diaconi» (Filippesi 1:1).

· Vescovi (ἐπίσκοποι, episkopoi): il termine significa «sorveglianti, sovrintendenti» (Atti 20:28). Essi avevano la responsabilità di vegliare sulla comunità (Atti 20:28), di guidarla e di insegnare (1 Timoteo 3:2-7; Tito 1:7-9).
· Diaconi (διάκονοι, diakonoi): il termine significa «servitori» (Matteo 20:26). Avevano compiti di servizio pratico nella comunità (Atti 6:1-6). Le loro qualità sono descritte in 1 Timoteo 3:8-13.

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Domanda 4: Che tipo di organizzazione c’era nella comunità cristiana di Filippi?

Dal saluto di Filippesi 1:1 emerge una comunità strutturata. Vi si distinguevano:

1. I santi: l’insieme dei credenti (Filippesi 1:1; Romani 1:7).
2. I vescovi e i diaconi: responsabili con funzioni specifiche di guida e servizio (Filippesi 1:1; 1 Timoteo 3:1-13).

La presenza di questi ruoli già in una fase relativamente precoce (la lettera è scritta intorno al 60-62 d.C. – cfr. Atti 16:12-40 per la fondazione della comunità) mostra che le comunità cristiane si dotavano di un ministero ordinato per la guida e il servizio (Atti 14:23; Tito 1:5).

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Domanda 5: Perché Paolo e Timoteo augurano grazia e pace a persone che già possiedono tali doni?

Paolo scrive: «Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo» (Filippesi 1:2). L’augurio non è per ricevere qualcosa di nuovo, ma per sperimentare più profondamente ciò che i credenti già possiedono in Cristo.

· Grazia (χάρις, charis): è l’amore gratuito e immeritato di Dio (Romani 3:24). È il fondamento della salvezza (Efesini 2:8). I credenti l’hanno già ricevuta (Romani 5:2), ma Paolo augura che essa continui a operare in loro (1 Corinzi 15:10) sostenendoli e santificandoli (2 Corinzi 9:8).
· Pace (εἰρήνη, eirēnē): è la pienezza del benessere che deriva dalla giusta relazione con Dio per mezzo di Cristo (Romani 5:1). I credenti hanno già pace con Dio (Romani 5:1), ma Paolo augura che questa pace regni nei loro cuori (Colossesi 3:15) e nella comunità (Romani 14:19).

L’augurio è quindi una preghiera per la crescita (Colossesi 1:9-11): perché i Filippesi vivano sempre più nella realtà della grazia e della pace che già possiedono in Cristo Gesù (2 Pietro 3:18).

Lettera ai Filippesi

La Lettera ai Filippesi è un testo profondamente personale e affettuoso scritto dall'apostolo Paolo. A differenza di altre lettere nate per correggere errori dottrinali o disciplinari, questa è mossa principalmente dal desiderio di ringraziare una comunità a lui molto cara per il sostegno ricevuto durante la sua prigionia.

Contesto e datazione
Fa parte delle cosiddette "lettere della prigionia". L'ipotesi più accreditata la colloca durante la detenzione a Roma, tra il 59 e il 61 d.C., sebbene alcuni studiosi propendano per Efeso come luogo di composizione.
Scopo
Ringraziare i Filippesi per gli aiuti economici e materiali portati da Epafrodito, dare notizie personali sulla sua situazione e, soprattutto, esortare la comunità alla gioia e all'unità, mettendola in guardia da alcuni insegnamenti che Paolo considera pericolosi.

Struttura, temi e passi chiave

La lettera si sviluppa come uno sfogo paterno e affettuoso, più che come un trattato teologico sistematico. Ecco una panoramica organizzata:

1. Introduzione e affetto (1:1-11)

· Contenuto: Saluti, ringraziamento a Dio per la comunità e preghiera per la loro crescita spirituale e discernimento.
· Tema principale: Il legame fortissimo e la comunione (koinonia) tra Paolo e i Filippesi, fondati sulla comune fede nel Vangelo.

2. La prigionia come occasione per il Vangelo (1:12-26)

· Contenuto: Paolo spiega che le sue catene, lungi dall'essere un ostacolo, hanno contribuito alla diffusione del Vangelo. Descrive poi il suo dilemma personale, lacerato tra il desiderio di "partire ed essere con Cristo" e la necessità di rimanere per il bene della chiesa. In questo contesto si trova la celebre affermazione: "Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno" (1:21).
· Tema principale: La sovranità di Dio nell'usare le circostanze avverse per i suoi scopi e la centralità assoluta di Cristo, che dà senso sia alla vita che alla morte del credente.

3. Esortazione all'unità e all'umiltà (1:27–2:18)

· Contenuto: Invito a comportarsi in modo degno del Vangelo, con un appello accorato all'unità. Il fondamento teologico di questa esortazione è il celebre inno cristologico (2:6-11). In esso Paolo descrive l'umiltà di Cristo Gesù che, essendo in forma di Dio, "svuotò sé stesso" (kenosis) prendendo forma di servo, facendosi uomo e obbedendo fino alla morte di croce. Proprio per questa sua umiliazione, Dio lo ha sovranamente esaltato, affinché ogni creatura confessi la sua signoria.
· Tema principale: L'umiltà e l'unità nella comunità dei credenti, che trovano il loro modello perfetto e il loro fondamento nell'opera di Cristo.

4. Esempi concreti di dedizione: Timoteo ed Epafrodito (2:19-30)

· Contenuto: Paolo presenta due suoi collaboratori come modelli viventi di altruismo e servizio disinteressato per la causa del Vangelo.
· Tema principale: La fedeltà e il sacrificio per il bene comune, in contrasto con gli atteggiamenti egoistici.

5. Avvertimenti e il vero fondamento della fede (3:1-21)

· Contenuto: Con un cambio di tono improvviso e deciso, Paolo mette in guardia da quelli che chiama "cani" e "cattivi operai", probabilmente predicatori giudaizzanti che insistevano sulla circoncisione e sulle opere della legge come necessarie per la salvezza. Per contrasto, Paolo elenca i suoi notevoli privilegi religiosi e genealogici ebraici, per poi dichiararli "spazzatura" a confronto della "sublimità della conoscenza di Cristo Gesù". La sua giustizia non viene dalla legge, ma "mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio in base alla fede". Conclude esortando a proseguire verso la meta della vocazione celeste.
· Tema principale: La giustificazione per sola fede in Cristo, in opposizione a qualsiasi forma di auto-giustificazione basata su opere umane, e la tensione dinamica della vita cristiana verso il compimento finale.

6. Esortazioni finali alla gioia e alla pace (4:1-9)

· Contenuto: Un appello alla concordia per due donne della comunità, Evodia e Sintiche. Segue l'invito a non essere ansiosi, ma a presentare ogni richiesta a Dio con preghiera e ringraziamento, con la promessa che "la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù" (4:7). Infine, un'esortazione programmatica a disciplinare la mente su "tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode" (4:8).
· Tema principale: La pace interiore come dono di Dio che scaturisce da una vita di preghiera fiduciosa, e la disciplina della mente come parte integrante della vita di fede.

7. Ringraziamento per la generosità e saluti (4:10-23)

· Contenuto: Paolo esprime profonda gratitudine per la generosità dei Filippesi, precisando di aver imparato ad essere autosufficiente in ogni situazione. La sua forza non è innata, ma deriva da Cristo, come afferma nel notissimo versetto: "Tutto posso in colui che mi dà la forza" (4:13). La lettera si chiude con saluti, in particolare da parte dei "fratelli della casa di Cesare", e con una benedizione finale.
· Tema principale: La gratitudine come espressione di comunione fraterna e l'autosufficienza del credente, che non è stoicismo, ma fiducia nella provvidenza e nella forza che provengono da Cristo.

Temi teologici centrali

Il tono caldo e diretto rende questa lettera la più personale tra gli scritti di Paolo, quasi una conversazione tra amici intimi. Nonostante le circostanze difficili, il termine gioia (o "rallegratevi") ricorre in numerose varianti (oltre 16 volte), definendo l'atmosfera di fondo dell'intero scritto. È una gioia che non dipende dalle circostanze esterne, ma dalla comunione con Cristo e dalla fede nella sua opera.

L'inno cristologico del capitolo 2 è uno dei testi teologicamente più densi del Nuovo Testamento. Delinea il percorso di umiliazione ed esaltazione di Cristo, affermandone sia la natura divina preesistente sia la piena umanità, e costituisce un fondamento per la comprensione biblica della persona e dell'opera di Gesù. Interessante è anche il ruolo attivo di due donne, Evodia e Sintiche, esplicitamente menzionate come collaboratrici che hanno lottato per il Vangelo insieme a Paolo, segno del loro ruolo significativo nella comunità.

Luca 2:19

Luca 2:19 (NR06)
«Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore».

Maria non aveva tutte le risposte. Non poteva comprendere appieno ciò che la vita di suo figlio avrebbe significato; eppure, trattenne ogni momento. In silenzio. In profondità. È ciò che le madri fanno. Portano ciò che non sanno spiegare, amando attraverso l'incertezza.

Preghiera: Grazie, Signore, per le madri che ci hanno tenuto nel loro cuore molto prima che noi capissimo quanto fosse importante. Non le diamo per scontate. Amen.

Isaia 29:13

Isaia 29:13 (NR06) «Questo popolo si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me...» Dio sottolinea...