martedì, aprile 28, 2026

Aggeo 1:2-4

Aggeo 1:2-4 NR06
[2] «Così parla il Signore degli eserciti: “Questo popolo dice: ‘Non è ancora venuto il tempo in cui si deve ricostruire la casa del Signore’”». [3] Per questo la parola del Signore fu rivolta loro per mezzo del profeta Aggeo, in questi termini: [4] «Vi sembra questo il momento di abitare nelle vostre case ben rivestite di legno, mentre questo tempio è in rovina?»

Le persone non rifiutavano apertamente Dio. Rimandavano. Si erano convinte che non fosse ancora il momento giusto, mentre continuavano a occuparsi delle proprie priorità. Dio rivela che il problema non era il tempo, ma un'attenzione mal riposta. È possibile continuare a dire "più tardi" a qualcosa che Dio ha già reso chiaro, rimanendo indaffarati con altre cose che sembrano più urgenti o comode. Lo stai facendo anche tu?

lunedì, aprile 27, 2026

Salmo 77:4

Salmi 77:4 NR06
[4] Tu tieni desti gli occhi miei, sono turbato e non posso parlare.


Contesto: Il Lamento nella Notte

Il Salmo 77 è un lamento individuale, attribuito ad Asaf (un levita, capo dei musicisti del tempio al tempo di Davide). Il salmista attraversa una notte oscura dell'anima: grida a Dio, ma non riceve risposta (v. 2). Ricorda i giorni passati, le notti di lode, ma ora si sente rigettato (vv. 6-8). Si chiede: «Ha forse Dio dimenticato di avere pietà? Ha forse nell'ira chiuso le sue compassioni?» (v. 10). È una preghiera di chi non capisce più cosa Dio stia facendo.

Il versetto 4 è il culmine di questa angoscia: descrive un'insonnia dolorosa, un turbamento che toglie la parola, una veglia imposta da Dio stesso.

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Analisi del Versetto

1. «Tu tieni desti gli occhi miei»
La traduzione letterale è «Tu tieni aperti i mei occhi» o «Tu mi hai trattenuto dal chiudere le palpebre». Il soggetto è Dio. Non è l'insonnia banale, non è l'ansia psicologica. È Dio stesso che impedisce al salmista di dormire. L'immagine è potentissima: Dio è la causa della sua veglia dolorosa.

Questo non significa che Dio sia crudele. Significa che il salmista legge la sua sofferenza come proveniente, in ultima analisi, dalla mano di Dio. Non c'è fatalismo, ma consapevolezza: nulla accade fuori dal controllo divino. Anche il dolore più atroce ha un «tu» davanti.

2. «Sono turbato»
Il verbo (נִפְעַמְתִּי, nif'amtì) è intenso. Indica agitazione, sconvolgimento interiore, un'emozione che travolge e non dà tregua. Il salmista non è semplicemente triste; è sconvolto. Non riesce a trovare pace né nel sonno né nel silenzio.

3. «E non posso parlare»
Questa è la clausola più drammatica. Dopo aver passato la notte a gridare (v. 2), il salmista arriva a un punto in cui non può più parlare. La preghiera si blocca. Le parole non bastano più. È il silenzio della disperazione, non quello della contemplazione. È il mutismo di chi ha urlato tanto da rimanere senza voce, o di chi ha capito che ogni parola è inutile.

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Il Paradosso: L'Onestà come Preghiera

Paradossalmente, il salmista sta parlando proprio mentre dice di non poter parlare. Il versetto 4 è pronunciato. La preghiera continua, anche se dice di essersi interrotta. Questo insegna che:

· La preghiera non è solo parole. È anche silenzio, gemiti, lacrime, sospiri. Lo Spirito intercede con «gemiti inesprimibili» (Romani 8:26).
· Dio ascolta anche il non-detto. Anche quando non sappiamo pregare, Lui comprende il nostro turbamento.
· L'onestà è l'atto di fede più alto. Il salmista non finge devozione, non recita formule. Grida la sua frustrazione a Dio, senza censure. E questo è già preghiera.

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Il Superamento: Dalla Veglia al Ricordo

Il Salmo 77 non finisce nel silenzio. Ai vv. 11-13, il salmista fa una svolta: «Io ricorderò le gesta del Signore». Passa dal lamento alla memoria. Non nega il dolore, ma lo relativizza alla luce delle grandi opere di Dio. Il passaggio non è magico né immediato: avviene nella fatica di ricordare, di lottare contro l'oblio.

Il versetto 4 è quindi un momento di passaggio: la notte più buia, il silenzio più totale, la veglia più estenuante. Da lì, lentamente, la lode può riaffiorare.

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Interpretazioni Patristiche e Spirituali

Agostino commenta che il salmista è turbato perché non comprende i modi di Dio, e tace perché non osa lamentarsi. Il silenzio è rispetto, ma anche impotenza.

Giovanni Crisostomo vede in questo versetto l'esperienza di Giobbe: colpito da Dio, ridotto al silenzio, ma non bestemmiatore. Il silenzio è segno di fede, non di abbandono.

Nel monachesimo, questo versetto è stato letto come il «silenzio notturno» della preghiera contemplativa, quando le parole cadono e si entra nella nuda presenza di Dio. Non è un silenzio vuoto, ma pieno di Dio.

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Applicazione per Oggi

1. Se non riesci a dormire. L'insonnia può essere un'occasione di preghiera, non solo una condanna. Trasforma la veglia forzata in veglia volontaria: parla a Dio, anche se è solo per dirgli che non hai parole.
2. Se non riesci a pregare. Non forzare formule. Siedi in silenzio. «Non posso parlare» è già una preghiera. Dio capisce il linguaggio delle lacrime e dei sospiri.
3. Se Dio sembra la causa del tuo dolore. È una sensazione terribile. Il salmista la conosce. Non scoraggiarti: anche questo è un passo della fede. L'importante è non smettere di gridare a Lui, anche per protestare.
4. La notte passa. Il salmo ricorda che l'insonnia non dura per sempre. C'è un mattino. E nel mattino, la memoria delle opere di Dio risorge.
5. Non temere il silenzio. La cultura ha paura del silenzio: lo riempie con rumore, musica, video, parole. Ma il silenzio è il luogo della presenza divina. Se sei arrivato al punto di non poter parlare, forse sei più vicino a Dio di quanto pensi.

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Conclusione

Salmo 77:4 è un versetto per i credenti stanchi, turbati, insonni. Per chi non riesce a dormire perché il peso della vita è troppo grande. Per chi vorrebbe pregare ma non trova parole. Per chi sente che Dio stesso lo ha messo alla prova.

La buona notizia è che il silenzio non è la fine. Il salmista tace, ma non bestemmia. Resta in ascolto. E alla fine, il ricordo delle opere di Dio vince sull'oblio del dolore.

Se questa notte non riesci a dormire, se il turbamento ti blocca la gola, sappi che non sei solo. Il Salmo 77 è la tua preghiera. E il Dio che «tiene desti i tuoi occhi» è lo stesso che «ti condurrà come un gregge per mano di Mosè e di Aronne» (v. 21). La notte passerà.

Notti insonni (Salmo 77)

Lo sapevi che in alcune notti insonni potrebbe essere Dio stesso a tenerti sveglio?

Me lo sono ricordato l'altra notte, quando non riuscivo a dormire...

Nel Salmo 77, Asaf è profondamente angosciato e non riesce a dormire.

Ma ci dice che non era solo la sua angoscia a tenerlo sveglio...

Asaf dice che Dio «non mi lasciava chiudere gli occhi» (v. 4).

A volte, abbiamo bisogno di qualcosa più del sonno...

Durante la notte, Asaf si rivolge a Dio alzando le mani (v. 2), ricordando Lui (v. 3), meditando, lamentandosi e ricordando i canti (v. 6-9).

E poi, si ricorda della fedeltà di Dio (v. 11-20)...

Asaf ci ricorda che c'è un riposo più profondo del sonno.

A volte, Dio ci tiene svegli per attirarci più vicino a sé mentre invochiamo il suo aiuto...

E spesso, incontrarlo nella notte è ciò che ci aiuta finalmente a riposare.

Un tempo mi sentivo in colpa se mi addormentavo mentre pregavo a letto, finché non ho capito che potrebbe essere proprio quello che Lui usa per aiutarci a dormire...

«In pace mi coricherò e subito dormirò, perché tu solo, SIGNORE, mi fai abitare al sicuro.»
Salmo 4:8 (NR06)

Ecco la traduzione in italiano fluente del testo fornito, con il versetto della NR06.

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Lo sapevi che in alcune notti insonni potrebbe essere Dio stesso a tenerti sveglio?

Me lo sono ricordato l'altra notte, quando non riuscivo a dormire...

Nel Salmo 77, Asaf è profondamente angosciato e non riesce a dormire.

Ma ci dice che non era solo la sua angoscia a tenerlo sveglio...

Asaf dice che Dio «non mi lasciava chiudere gli occhi» (v. 4).

A volte, abbiamo bisogno di qualcosa più del sonno...

Durante la notte, Asaf si rivolge a Dio alzando le mani (v. 2), ricordando Lui (v. 3), meditando, lamentandosi e ricordando i canti (v. 6-9).

E poi, si ricorda della fedeltà di Dio (v. 11-20)...

Asaf ci ricorda che c'è un riposo più profondo del sonno.

A volte, Dio ci tiene svegli per attirarci più vicino a sé mentre invochiamo il suo aiuto...

E spesso, incontrarlo nella notte è ciò che ci aiuta finalmente a riposare.

Un tempo mi sentivo in colpa se mi addormentavo mentre pregavo a letto, finché non ho capito che potrebbe essere proprio quello che Lui usa per aiutarci a dormire...

«In pace mi coricherò e subito dormirò, perché tu solo, SIGNORE, mi fai abitare al sicuro.»
Salmo 4:8 (NR06)

Esodo 12:7

Esodo 12:7 NR06
[7] Poi si prenda del sangue d’agnello e lo si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà.

Il SIGNORE non ha controllato chi fosse degno all'interno della casa. Ha controllato il SANGUE sugli stipiti della porta.

Nessuno di noi è degno. Solo il sangue di Gesù può coprirci.

Cantico dei Cantici 2:15

Cantico dei Cantici 2:15 (NR06)
«Prendeteci le volpi, le volpicine che guastano le vigne, poiché le nostre vigne sono in fiore!»

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Contesto: Un Versetto Misterioso nel Poema d'Amore

Il Cantico dei Cantici è un poema d'amore nuziale, interpretato storicamente da ebrei e cristiani come un'allegoria dell'amore tra Dio e Israele (per gli ebrei) o tra Cristo e la Chiesa (per i cristiani). A livello letterale, descrive il dialogo amoroso tra lo Sposo (Salomone, figura dell'amato) e la Sposa (la Sulamita). Nel versetto 15, compare un'immagine improvvisa e apparentemente dissonante: le volpi che guastano le vigne.

Non è chiaro chi pronunci queste parole (se lo Sposo, la Sposa, o un coro di amici). Ma il senso è chiaro: nel momento in cui la vigna è in fiore (simbolo dell'amore che sboccia, della primavera della relazione), bisogna allontanare ciò che minaccia di rovinare il raccolto. Le «volpi» rappresentano i piccoli nemici, le minacce nascoste, i sabotatori silenziosi dell'amore.

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Analisi del Versetto

«Prendeteci le volpi» – Il verbo «prendere» (אֶחֱזוּ, echezū) indica un'azione energica, decisa. Non basta osservare le volpi; bisogna catturarle, allontanarle. L'imperativo plurale («prendeteci»: fate questo per noi, a nostro favore) suggerisce che la comunità (o gli amici della coppia) sono coinvolti nella protezione dell'amore. L'amore non è solo una questione privata; ha bisogno di una comunità che lo custodisca.

«Le volpicine che guastano le vigne» – Le volpi sono piccole, agili, silenziose. Non devastano la vigna come un cinghiale o un orso; scavano, rosicchiano le radici, rovinano i germogli. Sono una minaccia discreta, ma letale. La vigna in fiore è il simbolo dell'amore promettente, tenero, che sta per dare frutto. Le volpi entrano proprio quando la vigna è più vulnerabile: nel momento del fiorire.

«Poiché le nostre vigne sono in fiore» – La motivazione è chiara: proprio perché l'amore è sbocciato, proprio perché c'è qualcosa di prezioso da perdere, bisogna vigilare. Se non ci fosse fiore, le volpi non sarebbero un problema. La fioritura è la condizione che rende urgente la lotta contro i nemici.

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Cosa Rappresentano le Volpi?

Le volpi simboleggiano ciò che è piccolo, nascosto, apparentemente insignificante, ma che può distruggere l'amore. Nella tradizione esegetica ebraica e cristiana, sono state interpretate come:

· I peccati piccoli, le negligenze spirituali che, trascurate, rovinano la vita di fede. Non sono i grandi peccati (omicidio, adulterio), ma le piccole volpi: l'invidia non confessata, la pigrizia spirituale, la dimenticanza della preghiera, la parola di troppo, il rancore che non si estirpa.
· Le eresie o le false dottrine (nella lettura ecclesiale) che sembrano insignificanti ma minano il fondamento della fede.
· I piccoli tradimenti quotidiani in una relazione d'amore (la disattenzione, la mancanza di gratitudine, il silenzio che ferisce). Non è solo l'adulterio a rovinare un matrimonio; spesso sono le volpi dell'egoismo, della fretta, della mancanza di ascolto.

San Gregorio Magno, commentando il Cantico, scrisse: «Le volpi sono gli spiriti maligni che, con astuzia e inganno, cercano di devastare la vigna del Signore, cioè l'anima santa, soprattutto quando essa comincia a fiorire di virtù». Se la vigna è secca, le volpi non la minacciano. Le volpi entrano quando c'è qualcosa da rovinare.

La tradizione ha visto nelle «volpicine» anche le tentazioni che si presentano in forma piccola, quasi innocua. Tempo sprecato al cellulare (volpe), un pettegolezzo (volpe), mezz'ora di preghiera saltata perché si è troppo stanchi (volpe). Una volpe non abbatte un albero, ma se ne annida tante, la vigna viene devastata.

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Applicazione Pratica

1. Guarda alle piccole cose.
Non aspettare il peccato grosso per preoccuparti. La tua vigna è rovinata dalle volpi che non hai catturato per anni. Oggi, chiedi allo Spirito Santo di mostrarti le volpi: un'abitudine, una relazione tossica, un pensiero ricorrente, una mancanza di perdono.

2. Agisci con decisione.
«Prendeteci le volpi» non significa guardarle con curiosità o studiarle. Significa catturarle. Significa interrompere un'abitudine, confessare un peccato, chiedere aiuto, allontanare una persona che ti trascina giù.

3. Proteggi la fioritura.
La tua vita spirituale sta fiorendo? Sei in primavera? Allora ci sono volpi. Non abbassare la guardia. La tentazione non viene solo nel deserto; viene anche nell'orto fiorito. Anzi, proprio lì viene più insidiosa.

4. Coinvolgi la comunità.
«Prendeteci» è plurale. L'amore non si custodisce da soli. Hai bisogno di fratelli che ti aiutino a vedere le volpi che tu non vedi, di amici che ti prendano per mano e ti dicano: «Fermati. C'è una volpe che sta scavando nella tua vigna».

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Conclusione

Il Cantico dei Cantici 2:15 è un versetto apparentemente secondario, ma è una chiave di volta per la vita spirituale. Insegna che i grandi naufragi cominciano con piccole falle. La vigna non viene distrutta solo dai cinghiali; viene rovinata dalle volpi, silenziose, notturne, insignificanti.

L'esortazione è: prima che la vigna sia in fiore, preparati. E quando fiorisce, raddoppia la vigilanza. Perché le volpi vengono proprio quando c'è il frutto da rubare.

Allora, oggi, chiediti: quali sono le volpicine che stanno guastando la mia fioritura? Un peccato nascosto? Una relazione ambigua? Un pensiero che coltivo in segreto? Un rancore che non estirpo? Un'affezione che mi distoglie da Dio?

Prendetele. Non aspettare domani. La vigna è in fiore.

domenica, aprile 26, 2026

Salmo 138:8

«Il SIGNORE compirà in mio favore l’opera sua; la tua bontà, SIGNORE, dura per sempre; non abbandonare le opere delle tue mani.»

Tre movimenti per il cuore:

1. «Compirà in mio favore l’opera sua» – Non è un'opera che devo fare io per meritarmi Dio. È sua, e la compie in mio favore. Anche quando non vedo risultati, Lui sta tessendo alle mie spalle un disegno di bene che mi include.
2. «La tua bontà dura per sempre» – Non è uno slancio iniziale, non è un'entusiasmo che si spegne. La bontà di Dio è la sua natura immutabile. Ieri, oggi, nel buio, nel vuoto: dura.
3. «Non abbandonare le opere delle tue mani» – Questa è la preghiera che nasce dalla fiducia. Non è un dubbio, ma un appello: "Tu che hai cominciato, ricordati che siamo fragili. Non lasciarci a metà."

In meditazione: tu sei opera delle sue mani. Non un progetto fallito, non un tentativo abbandonato. Puoi smettere di temere di essere stato messo da parte. Il Signore non butta via ciò che plasma. E la sua fedeltà è più tenace del tuo caos.

Il Signore fortifica i cuori

Tema 1: Confidare nella promessa che il Signore fortifica i cuori

Questi Salmi ci incoraggiano ad avere coraggio, sapendo che Dio stesso è la fonte della nostra forza.

Salmo 27:14

"Spera nel Signore, fatti coraggio; egli infonderà vigore al tuo cuore. Spera nel Signore."

Questo versetto è un eco di ciò che Giacomo ci dice: la speranza attiva è il modo in cui sosteniamo il cuore. La pazienza di cui parla Giacomo è questa "spera nel Signore" ripetuto. Lo spunto di preghiera potrebbe essere: «Signore, mentre aspetto il Tuo ritorno, insegname a sperare in Te attivamente. Non lasciarmi cadere nella passività, ma fortifica il mio cuore con una speranza operosa».

Salmo 31:24

"Siate forti, rendete saldo il vostro cuore, voi tutti che sperate nel Signore."

La forza del cuore non è uno sforzo puramente umano, ma il frutto dello sperare in Lui. Gesù, nella promessa che fa a Pietro (Luca 22:32) dice: «ma io ho pregato per te, che la tua fede non venga meno; e tu, quando ti sarai convertito, rafforza i tuoi fratelli». La «conversione» di Pietro, dopo il suo rinnegamento, è esattamente il modello della pazienza attiva che Giacomo descrive.

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Tema 2: Chiedere a Dio la forza

Paolo ci insegna a pregare esplicitamente perché lo Spirito ci doni la forza di cui abbiamo bisogno.

Colossesi 1:11

"Voi veniate fortificati con ogni potere secondo la sua gloriosa potenza per essere sempre costanti e pazienti, con gioia."

L'apostolo collega la costanza e la pazienza (che Giacomo richiede) a un'azione divina: essere «fortificati con ogni potere». Non è una forza che dobbiamo produrre da soli. Proviamo a pregare così:* «Padre, fortifica il mio cuore ora, mentre affronto questa attesa. Non voglio solo sopportare, voglio attendere il ritorno del Tuo Figlio con la gioia di chi sa che il raccolto è vicino».*

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Tema 3: Riconoscere la debolezza umana

Non c'è vergogna nel sentirsi stanchi; la Scrittura riconosce la nostra fragilità e ci indica Dio come il rimedio.

Salmo 73:26

"La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno."

Questo versetto è l'onestà dell'uomo di fronte alla prova: la mia carne e il mio cuore vengono meno. Ma esattamente lì, Dio stesso diventa la roccia. In altre parole, la mia debolezza diventa lo spazio per la Sua forza.

Isaia 35:3-4

"Rinvigorate le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: 'Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio!'"

Questo è il comando che la comunità è chiamata a scambiarsi. Anche questo può essere oggetto di preghiera: non solo per sé, ma per i fratelli.

Salmo 138:3

"Nel giorno che ti ho invocato, tu mi hai risposto, mi hai incoraggiato, hai messo forza nell'anima mia."

L'esperienza di Davide è una promessa. La preghiera per la fortezza non è vana. Possiamo chiedere con fede e aspettarci una risposta.

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Tema 4: La pazienza come frutto della fortezza

La pazienza escatologica non è uno sforzo del momento, ma una virtù che si costruisce nel tempo.

Ebrei 12:12-13

"Perciò, rinvigorate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti e fate sentieri diritti per i vostri passi, perché il piede zoppo non abbia a slogarsi, ma piuttosto a guarire."

L'autore della Lettera agli Ebrei ci incoraggia a non lasciarci cadere le braccia. Anche questo è un invito alla preghiera e all'azione concreta per sostenere noi stessi e gli altri sul cammino.

Romani 15:13

"Ora il Dio della speranza vi colmi di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo."

Pregare con questo versetto significa chiedere allo Spirito di rendere concreta la nostra speranza.

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Tema 5: Sofferenza e fortezza

Gesù stesso ci insegna che l'attesa può essere dura, ma Egli è il nostro esempio.

Ebrei 12:2

"Avendo gli occhi fissi su Gesù, colui che dà inizio e compimento alla fede; egli, in vista della gioia che gli era posta innanzi, sopportò la croce, disprezzando l'ignominia, e si è seduto alla destra del trono di Dio."

Questa è l'immagine perfetta della pazienza attiva. Gesù ha sofferto, ma la sua forza era fissata sul traguardo. Pregare su questo testo significa chiedere di poter fissare lo sguardo sulla meta, non sulle difficoltà del momento.

1 Pietro 5:10

"E il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per un poco, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà forti, vi consoliderà, vi farà stare saldi."

La sofferenza non è fine a sé stessa. È il «per un poco» che precede la glorificazione.

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Percorso di Preghiera Guidato

1. Riconoscimento: Inizia lodando Dio e dichiarando la tua fiducia in Lui (Salmo 31:24, Salmo 27:14, 1 Pietro 1:21). Riconosci che Lui è la fonte della forza.

Salmi 31:24 NR06
[24] Siate saldi e il vostro cuore si fortifichi, o voi tutti che sperate nel Signore!

Salmi 27:14 NR06
[14] Spera nel Signore! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi; sì, spera nel Signore!

Prima lettera di Pietro 1:21 NR06
[21] per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio.

2. Richiesta: Chiedi a Dio, secondo la Sua volontà, di fortificare il tuo cuore (Colossesi 1:11, Ebrei 12:12-13) e donarti la Sua pace (Romani 15:13).

Lettera ai Colossesi 1:11 NR06
[11] fortificati in ogni cosa dalla sua gloriosa potenza, per essere sempre pazienti e perseveranti;

Lettera agli Ebrei 12:12-13 NR06
[12] Perciò, rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti; [13] fate sentieri diritti per i vostri passi, affinché quel che è zoppo non esca fuori di strada, ma piuttosto guarisca.

Lettera ai Romani 15:13 NR06
[13] Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.


3. Affidamento: Affida a Lui le tue debolezze e paure (Salmo 73:26, Isaia 35:3-4).

Salmi 73:26 NR06
[26] La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno.

Isaia 35:3-4 NR06
[3] Fortificate le mani infiacchite, rafforzate le ginocchia vacillanti! [4] Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi».

4. Impegno: Scegli di vivere una giornata nella forza che proviene da Lui, sostenuto dalla comunità dei credenti (Ebrei 12:2, 1 Pietro 5:10). Ricorda che la fortezza è la virtù che ti permette di rimanere saldo sul tuo baricentro, anche quando tutto intorno vacilla .

Lettera agli Ebrei 12:2 NR06
[2] fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.

Prima lettera di Pietro 5:10 NR06
[10] Ora il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo {Gesù}, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente.

Aggeo 1:2-4

Aggeo 1:2-4 NR06 [2] «Così parla il Signore degli eserciti: “Questo popolo dice: ‘Non è ancora venuto il tempo in cui si deve ricostruire la...