[44] Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?
Gesù collega qualcosa che non sempre colleghiamo. Il bisogno di approvazione può influenzare silenziosamente la fede. Quando controlli costantemente come gli altri ti vedono, diventa più difficile vivere con una chiara attenzione verso Dio. Inizi ad adattarti, ad ammorbidire le tue posizioni o a trattenerti a seconda dell'ambiente in cui ti trovi. Osserva quanto spesso cerchi la conferma dagli altri. Poi chiediti come sarebbe curare di più l'approvazione di Dio in quello stesso momento.
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Contesto
Gesù sta rispondendo ai Giudei che lo accusano di violare il sabato (dopo la guarigione del paralitico a Betzaetà, 5:1-18) e che mettono in dubbio la sua autorità. Egli afferma che la sua testimonianza è valida perché proviene dal Padre (vv. 31-40) e li accusa di non avere l'amore di Dio in loro (v. 42). Poi dichiara che Mosè, nel quale essi confidano, è proprio colui che li accuserà (v. 45). Il versetto 44 è il culmine di questa requisitoria: rivela la radice spirituale della loro incredulità.
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Analisi del Versetto
«Come potete credere?»
La domanda è retorica e sconvolgente. Gesù non dice «non volete credere» (anche se è vero), ma «non potete credere» (δύνασθε πιστεῦσαι, dynasthe pisteusai). Non è una incapacità fisica o intellettuale, ma una impotenza morale. La loro volontà è imprigionata da un amore sbagliato.
La stessa idea si trova in 6:44: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre». Ma qui l'accento è sull'ostacolo umano: l'amore per la gloria umana rende impossibile la fede.
«Voi che prendete gloria gli uni dagli altri»
Il verbo «prendere gloria» (λαμβάνετε δόξαν, lambanete doxan) indica un reciproco scambio di onori. È un sistema chiuso: tu mi dai lodi, io le do a te. È la logica del mondo, delle relazioni umane non redente, in cui ognuno cerca la propria affermazione e la propria reputazione.
Gesù non condanna il legittimo riconoscimento umano. Condanna la dipendenza da esso, il fatto che diventi il motore delle proprie scelte. Chi vive per la gloria che viene dagli altri è schiavo del loro giudizio.
«E non cercate la gloria che viene da Dio solo»
Il contrasto è netto. Esiste una gloria che viene da Dio (τὴν δόξαν τὴν παρὰ τοῦ μόνου Θεοῦ, tēn doxan tēn para tou monou Theou). È l'approvazione divina, il «ben fatto, servo buono e fedele» (Matteo 25:21). È una gloria che non dipende dalle opinioni umane, ma dalla fedeltà a Dio.
«non cercate» (οὐ ζητεῖτε, ou zēteite): il verbo implica un'attività intenzionale. Non è solo che non la ricevono; è che non la desiderano, non la perseguono. Il loro cuore è orientato altrove.
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Perché la gloria umana impedisce la fede?
1. La fede richiede umiltà. Chi cerca l'onore degli altri difficilmente si riconosce peccatore bisognoso di salvezza. La fede inizia con un «non io, ma Cristo». Chi è abituato a ricevere gloria dagli uomini trova impossibile svuotarsi.
2. La fede richiede di non dipendere dal giudizio altrui. Credere in Gesù significa spesso andare contro l'opinione comune, essere derisi, emarginati. Chi ha bisogno dell'approvazione umana per vivere non può fare questo passo.
3. La gloria umana è un idolo. Come ogni idolo, promette ciò che non può dare: identità, sicurezza, valore. Ma è un idolo esigente: chiede sempre più lodi, e chi lo serve diventa suo schiavo. Gesù dice: non potete servire due padroni (Matteo 6:24). Se servite la gloria umana, non potete servire Dio.
4. La gloria umana acceca. I Giudei a cui Gesù parla erano «maestri in Israele» (3:10), stimati, potenti. La loro posizione dipendeva dal consenso popolare. Riconoscere Gesù come Messia avrebbe significato perdere tutto questo. La gloria umana ha offuscato i loro occhi.
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Il Contrario: Cercare la Gloria di Dio
Cercare la gloria di Dio significa:
· Vivere coram Deo (davanti a Dio), non davanti agli uomini.
· Desiderare la sua approvazione più di quella di qualsiasi persona.
· Accettare di essere fraintesi, derisi, rifiutati, pur di essere fedeli a Lui.
Gesù stesso è il modello. In 8:50 dice: «Ma io non cerco la mia gloria; c'è chi la cerca e giudica». Ha rifiutato la gloria umana (la folla che voleva farlo re, 6:15) e ha cercato solo la gloria del Padre (12:28; 17:1, 5).
Paolo riprende lo stesso tema in 1 Tessalonicesi 2:6: «Non abbiamo cercato gloria dagli uomini». E in Galati 1:10: «Se cercassi il favore degli uomini, non sarei servo di Cristo».
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Applicazione per Oggi
1. Da chi cerchi approvazione? La domanda di Gesù è attualissima. Passiamo la vita a inseguire «like», consensi, posizioni, titoli. Non c'è niente di male in sé, ma se diventano il nostro nutrimento, la nostra identità, allora diventano un idolo che ci impedisce di credere veramente.
2. La fede è un atto di rottura. Credere significa spesso dire no alla gloria umana per dire sì a quella di Dio. Significa accettare di essere fuori dal coro, di non essere capiti, di perdere reputazione.
3. L'umiltà non è debolezza, ma libertà. Chi non ha bisogno della gloria umana è libero: non deve compiacere, non deve nascondersi, non deve difendere la propria immagine. Può servire Dio senza calcoli.
4. La vera gloria viene dopo la croce. Gesù fu rifiutato dagli uomini, ma il Padre lo ha glorificato con la risurrezione. Chi cerca la gloria che viene da Dio solo deve essere disposto a passare attraverso il rifiuto, l'incomprensione, la solitudine.
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Conclusione
Giovanni 5:44 è uno dei versetti più severi di Gesù, ma anche uno dei più liberanti. Smaschera l'idolatria più nascosta: il bisogno di approvazione umana. Dice che questo bisogno non è innocuo; è un ostacolo alla fede.
Non si può credere veramente se si vive per la gloria che viene dagli uomini. Perché la fede richiede di svuotarsi, di perdere la propria vita per trovarla in Cristo. Richiede di accettare di essere «nulla» agli occhi del mondo, per essere «tutto» agli occhi di Dio.
La domanda di Gesù risuona ancora: «Come potete credere?». Non è un rimprovero fine a sé stesso, ma un invito a cambiare il centro di gravità della propria esistenza: smettere di cercare gloria dagli uomini, e cominciare a cercare quella che viene da Dio solo. Solo allora si potrà credere.