Il testo: "suonate bene"
L'espressione ebraica è naggen heitev, che significa "suonare bene", "suonare con perizia", "fare musica in modo eccellente". Il verbo naggen è quello del musicista, del suonatore. Non è un'espressione generica: indica l'arte del suono. "Suonate bene" richiede impegno, studio, esercizio, competenza.
Il salmista non sta dicendo: "Fate un rumore qualsiasi per il Signore". Sta dicendo: "Offrite a Dio il meglio della vostra arte musicale". La lode non è un pretesto per la sciatteria. Dio merita il meglio.
"Con gioia"
Ma subito dopo aggiunge: "e con gioia". L'espressione ebraica è teru'ah, che indica un grido di gioia, un'esultanza, un suono festoso. Non è la gioia silenziosa e composta, ma l'esplosione di letizia del popolo che celebra il suo Dio.
Quindi il salmo tiene insieme due cose: l'eccellenza dell'esecuzione e la gioia del cuore. Non basta suonare bene se il cuore è freddo. Non basta la gioia se l'esecuzione è sciatta. La lode vera è arte e cuore insieme.
Chi può suonare bene?
La domanda è: la lode musicale è alla portata di chiunque? La risposta è articolata.
Da una parte, la lode è per tutti. Il salmo invita tutta la terra a lodare Dio. Non c'è un popolo di musicisti professionisti a cui è riservata la lode. Ogni credente è chiamato a lodare Dio con la propria vita, con la propria voce, con i propri mezzi. "Cantate al Signore un cantico nuovo" è un invito universale.
Dall'altra, l'eccellenza richiede impegno. "Suonate bene" richiede studio, esercizio, disciplina. Chi suona uno strumento sa che la perizia non si improvvisa. Ci vogliono anni di pratica, di fatica, di errori corretti. La lode musicale non è una scorciatoia per evitare la fatica: è un'offerta a Dio che passa attraverso la fatica.
Ma l'eccellenza non è perfezionismo. Il salmo non dice "suonate in modo perfetto". Dice "suonate bene". La differenza è importante. Dio non chiede la perfezione tecnica, ma la sincerità del cuore e l'impegno della mente. Un bambino che suona un semplice canto con tutto il cuore può lodare Dio più di un virtuoso che suona con freddezza. Un musicista che offre il suo talento con umiltà è gradito a Dio, anche se non è il migliore del mondo.
Il sacerdozio universale dei credenti
Nel Nuovo Testamento, Pietro dice che tutti i credenti sono "un sacerdozio regale" (1 Pietro 2,9). Questo significa che ogni credente è chiamato a offrire a Dio sacrifici spirituali, e la lode è uno di questi. "Offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto delle labbra che confessano il suo nome" (Ebrei 13,15).
Quindi sì, la lode musicale è alla portata di chiunque voglia lodare Dio. Ma non nel senso che chiunque possa suonare bene senza impegnarsi. Nel senso che chiunque può offrire a Dio la propria lode, con i mezzi che ha, con il talento che ha, con l'impegno che è disposto a mettere.
L'equilibrio
Il salmo 33,2-3 ci insegna che:
· La lode è un'arte. Richiede impegno, preparazione, eccellenza. Non si offre a Dio il superfluo, il trascurato, il raffazzonato.
· La lode è per tutti. Non è riservata ai professionisti. Ogni credente è chiamato a lodare Dio con i propri mezzi, nella misura delle proprie capacità.
· La lode nasce dal cuore. "Con gioia" è la condizione. Senza gioia, anche la migliore esecuzione è vuota.
· La lode è un dono. Chi ha talento musicale lo ha ricevuto da Dio, e lo restituisce a Lui nella lode. Chi non ha talento musicale può lodare con altre forme d'arte, con la parola, con il servizio, con la vita.
Conclusione
"Suonate bene e con gioia" non è un comando riservato ai musicisti di professione, ma un invito a tutti i credenti a offrire a Dio una lode che sia insieme eccellente e sincera.
Se hai un talento musicale, coltivalo, studialo, offrilo a Dio con impegno. Se non lo hai, non scoraggiarti: la lode non è solo musica. Puoi lodare Dio con la tua voce, con le tue parole, con la tua vita. Ma se suoni, fallo bene. Non per esibirti, ma per onorare Dio. Perché la lode è un'offerta, e a Dio si offre il meglio.