sabato, maggio 30, 2026

Luca 5:27-32

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Luca 5:27-32 (NR06)

[27] Dopo queste cose, egli uscì e notò un pubblicano, di nome Levi, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». [28] Ed egli, lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a seguirlo.

[29] Levi gli preparò un grande banchetto in casa sua; e una gran folla di pubblicani e di altre persone erano a tavola con loro. [30] I farisei e i loro scribi mormoravano contro i suoi discepoli, dicendo: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?» [31] Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. [32] Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento».

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Contesto: Dopo i Segni dell’Autorità di Gesù

Il capitolo 5 di Luca ha visto Gesù compiere miracoli straordinari: la pesca miracolosa (5:1-11), la guarigione di un lebbroso (5:12-16) e la guarigione di un paralitico con il perdono dei peccati (5:17-26). In quest’ultimo episodio, i farisei e i dottori della legge avevano già mormorato: «Chi è costui che proferisce bestemmie?» (Luca 5:21). Gesù aveva rivendicato la sua autorità di perdonare i peccati.

Ora, dopo questi segni, Gesù «uscì» (v. 27) – probabilmente da Cafarnao, dove si erano svolti gli eventi precedenti – e vide Levi (chiamato anche Matteo, cfr. Matteo 9:9). Il contesto è quindi quello di un’autorità che si manifesta non solo sulla malattia e sul peccato, ma anche sulla vita degli emarginati, chiamandoli a sé.

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Analisi del Versetto

v. 27 – «Gesù notò un pubblicano, di nome Levi, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”»

«Pubblicano» (τελώνης, telōnēs) era l’esattore delle tasse, un mestiere odiato in Israele per tre ragioni: raccoglievano denaro per l’occupante romano, spesso esigevano più del dovuto arricchendosi illegalmente (cfr. Luca 19:8), e per la loro frequentazione abituale con i pagani erano considerati «peccatori» (v. 30) e impuri. Sedere al banco delle imposte era un’occupazione stabile, segno che Levi aveva una posizione economica agiata.

«Seguimi» (Ἀκολούθει μοι, Akolouthei moi) è lo stesso imperativo rivolto a Pietro, Giacomo e Giovanni (Luca 5:10-11). A differenza di loro, però, Levi non aveva assistito alla pesca miracolosa né ad alcun segno preliminare. Gesù lo chiama mentre sta lavorando, senza preamboli. La sua autorità è tale che la parola basta.

v. 28 – «lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a seguirlo»

«Lasciata ogni cosa» è un’espressione più radicale di quella usata per i pescatori (Luca 5:11: «lasciate le barche»). Levi abbandona non solo il mestiere, ma la fonte del suo reddito, la sua posizione sociale, la sua sicurezza materiale. La risposta è immediata: non c’è esitazione, non c’è negoziazione. L’autorità di Gesù è tale che la risposta della fede è pronta e totale.

v. 29 – «Levi gli preparò un grande banchetto in casa sua»

Dopo aver seguito Gesù, Levi non si isola dalla sua vecchia vita, ma la trasforma. Il banchetto («grande» – δοχή, dochē – indica un ricevimento importante) è un atto di gioia e di testimonianza. Levi invita «una gran folla di pubblicani e di altre persone»: non solo i suoi colleghi, ma anche altri peccatori ed emarginati. La sua casa diventa luogo di incontro con Gesù.

Questo banchetto prefigura l’Eucaristia e la mensa del Regno, dove i peccatori sono invitati a sedersi con il Signore. Come già nel Salmo 23:5, il Signore prepara una tavola davanti a me, anche nella casa di un ex-pubblicano.

v. 30 – «I farisei e i loro scribi mormoravano contro i suoi discepoli»

I farisei non si rivolgono direttamente a Gesù, ma ai discepoli. Era proibito sedersi a tavola con i pubblicani e i peccatori, perché nella cultura ebraica condividere il pasto significava riconoscere l’altro come fratello e accoglierlo nella propria alleanza. I farisei custodivano la separazione dai peccatori, temendo la contaminazione.

La loro domanda «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?» presuppone che i discepoli, seguendo Gesù, abbiano adottato le sue stesse pratiche di inclusione. Non capiscono che la santità non si difende tenendosi lontani dai peccatori, ma andando a cercarli per guarirli.

v. 31 – «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati»

Gesù risponde con un proverbio di saggezza comune: il medico non va dai sani, ma dai malati. La metafora è chiara: i «malati» sono i peccatori; Gesù è il medico che viene per guarire. I farisei, ritenendosi «sani» (giusti secondo la legge), non riconoscono il loro bisogno del medico. Il paradosso è che proprio loro, che si credono giusti, sono i più malati, perché non riconoscono la loro malattia.

v. 32 – «Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento»

La dichiarazione è programmatica. Gesù definisce la sua missione: non cercare i giusti (coloro che si credono tali), ma i peccatori che riconoscono il loro bisogno. Il fine è «a ravvedimento» (εἰς μετάνοιαν, eis metanoian): non un’accoglienza che lascia nel peccato, ma una chiamata a cambiare vita. Levi stesso, lasciando tutto e seguendo Gesù, ha già iniziato il suo cammino di conversione.

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Cosa mi dice questo brano di Gesù?

1. Gesù cerca i peccatori dove si trovano, non dove dovrebbero essere. Egli va al banco delle imposte, entra nella casa del pubblicano, si siede a tavola con i peccatori. La sua missione non è attendere che i «lontani» vengano a lui, ma andare a cercarli (cfr. Luca 15:4-6; 19:10). Questo rivela un Dio che non aspetta passivamente, ma si muove verso l’umanità perduta.
2. Gesù chiama con autorità e la sua parola basta. A differenza dei rabbini, che aspettavano che i discepoli venissero a loro, Gesù sceglie attivamente i suoi discepoli. A Levi non dice «prepara la tua vita, poi vieni», ma «seguimi» – e la parola stessa opera la sequela. Giovanni 6:44 dice che «nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato». L’iniziativa è sempre di Dio.
3. Gesù non si vergogna di essere visto con i peccatori. I farisei mormorano perché Gesù «mangia e beve con i pubblicani e i peccatori». Nella cultura ebraica, condividere il pasto significava accogliere l’altro come fratello. Gesù non solo accoglie i peccatori, ma li tratta come commensali, come membri della stessa famiglia. Questa è la «follia» della grazia: Dio si fa prossimo a chi è lontano.
4. Gesù è il medico che guarisce i malati. L’immagine del medico (v. 31) indica che il peccato non è solo una colpa da perdonare, ma una malattia da guarire. Gesù non condanna i peccatori, ma li cerca per sanarli. Questa è la buona notizia: il perdono non è una dichiarazione astratta, ma una cura che trasforma la vita. In Matteo 9:12-13, Gesù cita Osea 6:6: «Andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”». La missione di Gesù è il compimento della misericordia divina.
5. Gesù chiama i peccatori a «ravvedimento», non alla rassegnazione. La conversione (μετάνοια, metanoia) è un cambiamento di mente, di direzione, di vita. Non si tratta di sentirsi «solo peccatori» e restare tali, ma di lasciare tutto (come fece Levi) e seguire Gesù. La grazia che accoglie non lascia come si è; trasforma.

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Applicazione

1. Non disprezzare i «peccatori». Gesù andava da loro. La tua cerchia di amici è composta solo da persone «perbene»? Hai paura di contaminarti? Ricorda che Gesù si contaminò per salvare. La santità non è separazione, ma trasformazione.
2. Riconosci la tua malattia. Se pensi di essere «sano» (giusto per i tuoi meriti), non cercherai il medico. La condizione per ricevere la grazia non è la perfezione, ma il riconoscimento del proprio bisogno. Il pubblicano della parabola di Luca 18:13 non osava alzare gli occhi al cielo, ma diceva: «O Dio, abbi pietà di me, peccatore». E Gesù disse che quell’uomo tornò a casa giustificato.
3. La tua casa (la tua vita) deve diventare un luogo di banchetto per altri. Come Levi, dopo l’incontro con Gesù, apri la tua casa e invita chi ha bisogno di incontrarlo. La testimonianza non è nascondere la propria fede, ma condividerla con chi ancora non conosce il medico.
4. Non giudicare chi Dio chiama. I farisei giudicarono Gesù perché chiamava un pubblicano. Ma Dio sceglie ciò che il mondo disprezza per confondere i forti (1 Corinzi 1:27). Chi è «peccatore» oggi potrebbe essere evangelista domani. Matteo, l’ex-pubblicano, scrisse il primo Vangelo.
5. La conversione è immediata, ma non sempre istantanea. Levi lasciò tutto e seguì. Alcuni seguono gradualmente. Non scoraggiarti se la tua risposta non è stata come quella di Levi. L’importante è che la direzione sia cambiata: ora stai seguendo Gesù.

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Conclusione

La Scrittura insegna che Gesù è venuto non per chiamare i giusti, ma i peccatori a ravvedimento (Luca 5:32). Levi, il pubblicano odiato da tutti, viene visto, chiamato, trasformato. La sua risposta è immediata: lascia tutto e segue. Poi apre la sua casa e invita altri peccatori a incontrare Gesù. I farisei mormorano, ma Gesù dichiara la sua missione: essere il medico di chi è malato.

Questo brano è una buona notizia per chi si sente indegno, lontano, «troppo peccatore». Gesù non cerca i giusti – perché non esistono, se non nella loro presunzione. Cerca proprio te, che leggi e sai di aver bisogno di guarigione. E non ti chiama a una vita di rimpianti, ma a una festa. Come Levi, puoi lasciare il tuo banco delle imposte (le tue sicurezze, le tue colpe, le tue schiavitù) e seguire Lui. E poi, come lui, puoi imbandire una tavola e dire agli altri: «Venite, ho incontrato uno che mi ha perdonato tutto».

2 Corinzi 12:9

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