Vangelo secondo Marco 16:18 (NR06)
«Prenderanno {in mano} dei serpenti, anche se berranno qualche veleno non ne avranno alcun male, imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno».
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Nota Testuale Preliminare
I versetti 9-20 di Marco 16 non compaiono nei manoscritti più antichi (Codex Sinaiticus, Codex Vaticanus). La maggioranza degli studiosi ritiene che questa conclusione sia un’aggiunta successiva (II secolo). Tuttavia, la Chiesa li ha recepiti come canonici. Nell’analisi che segue, li esaminiamo come parte del testo ricevuto, con questa consapevolezza.
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Contesto
Gesù risorto appare agli undici discepoli e dà loro il mandato di predicare il Vangelo a ogni creatura (Marco 16:15). Promette che alcuni segni accompagneranno coloro che credono (Marco 16:17): scacciare demòni, parlare lingue nuove (v. 17), prendere serpenti, bere veleno senza danno, imporre le mani sugli ammalati per guarirli (v. 18).
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Analisi del Versetto
«Prenderanno {in mano} dei serpenti» – L’unico episodio esplicitamente registrato nel Nuovo Testamento è quello di Paolo a Malta: una vipera si avvinghia alla sua mano, ma egli «scuote la bestia nel fuoco e non ne patisce alcun male» (Atti 28:3-5). Gesù stesso aveva promesso ai discepoli: «Vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare» (Luca 10:19). Il simbolo del serpente è anche associato a Satana (Apocalisse 12:9; 20:2).
«Berrano qualche veleno non ne avranno alcun male» – Non c’è un episodio neotestamentario esplicito di un credente che beve veleno e sopravvive. Tuttavia, la promessa si inquadra nella protezione divina per coloro che svolgono la missione (cfr. Salmo 91:13: «Camminerai su serpenti e aspidi»). La tradizione cristiana successiva (non scritturale) tramanda alcuni episodi, ma la Scrittura non ne documenta alcuno.
«Imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno» – Questa pratica è documentata negli Atti: Anania impone le mani a Saulo e questi recupera la vista (Atti 9:17-18); Paolo impone le mani al padre di Publio a Malta e lo guarisce (Atti 28:8). Giacomo esorta i presbiteri a pregare sugli ammalati e a ungere con olio nel nome del Signore (Giacomo 5:14-15), sebbene non parli esplicitamente di imposizione delle mani. Gesù stesso aveva promesso: «Imporranno le mani sugli ammalati e saranno guariti» (Marco 16:18).
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Cosa mi dice questo brano di Gesù?
1. Gesù ha dato ai suoi discepoli autorità sul nemico. Egli stesso dichiarò: «Vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare» (Luca 10:19). Il segno di prendere serpenti (Marco 16:18) si inquadra in questa autorità spirituale, non in un’esibizione fisica.
2. Gesù protegge i suoi messaggeri durante la missione. L’episodio di Paolo a Malta (Atti 28:3-5) mostra la fedeltà di Gesù alla sua promessa: la vipera non gli fa male. La protezione non è un’assicurazione contro ogni pericolo, ma una garanzia che il Signore veglia sui suoi.
3. Gesù continua a guarire attraverso i suoi discepoli. Le imposizioni delle mani sugli ammalati (Marco 16:18) sono praticate dagli apostoli (Atti 9:17-18; 28:8). Gesù stesso aveva detto: «Chi crede in me, farà anche lui le opere che io faccio, e ne farà di maggiori» (Giovanni 14:12). La guarigione non è automatica, ma è un segno del Regno che avanza.
4. Gesù non promette che i credenti non soffriranno mai. Paolo stesso, pur avendo il dono delle guarigioni (Atti 28:8), lasciò Tròfimo malato a Mileto (2 Timoteo 4:20) e dovette esortare Timoteo a usare un po’ di vino per i suoi frequenti disturbi di stomaco (1 Timoteo 5:23). Le promesse di Marco 16:18 non sono una garanzia assoluta contro ogni male, ma segni che accompagnano la predicazione del Vangelo.
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Applicazione
1. Non cercare i segni, ma cerca il Signore dei segni. La promessa di protezione dai serpenti e dal veleno non autorizza a mettere alla prova Dio gettandosi volontariamente in pericolo. Gesù stesso rifiutò di gettarsi dal pinnacolo del tempio (Matteo 4:5-7).
2. La guarigione è un dono, non un diritto. Non tutti coloro su cui i credenti impongono le mani guariscono. La volontà di Dio e la sua gloria sono il criterio ultimo.
3. La missione è il contesto dei segni. Questi segni sono dati «per confermare la Parola» (Marco 16:20). Se non si predica il Vangelo, i segni perdono il loro scopo.
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Conclusione
Marco 16:18 promette che i credenti, nell’ambito della missione, possono sperimentare protezione da pericoli mortali e il dono della guarigione per gli ammalati. Questi segni sono confermati da episodi come Paolo a Malta (Atti 28:3-5) e dalle imposizioni delle mani apostoliche (Atti 9:17-18; 28:8). Tuttavia, non sono una garanzia automatica né un invito al fanatismo. Il centro del passo non è il prodigio, ma il Vangelo. I segni servono alla missione, non la missione ai segni. Gesù è il Signore risorto che opera con i suoi discepoli e conferma la Parola con i segni che l’accompagnano (Marco 16:20).