Come possiamo rimanere ferventi per Dio ed evitare la tiepidezza spirituale?
Iniziamo definendo biblicamente cosa significa essere "tiepidi":
«Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca» (Apocalisse 3:16).
Gesù rimprovera la chiesa di Laodicea per la sua autosufficienza, distrazione e indifferenza spirituale. Si credevano ricchi, ma erano spiritualmente poveri.
La tiepidezza, tuttavia, non è sempre un peccato plateale. Spesso si manifesta in modi più sottili:
· Conoscere la verità, ma non esserne più toccati.
· Sostituire la convinzione interiore con il comfort.
· Riconoscere Dio, ma non cercarlo più attivamente.
Cosa significa essere “ardenti” per Dio?
Non si tratta di emotività esagerata, ma di una reattività a Lui e di un desiderio sincero di seguire il Suo cuore.
Il fuoco spirituale si mantiene con la vicinanza, non con la novità.
In Giovanni 15, Gesù dice: «Rimanete in me».
La fiamma non nasce dalla ricerca continua di nuovi studi, insegnanti o ispirazioni, né dipende sempre da motivazioni, sentimenti o nuove rivelazioni.
La fonte del fuoco è rimanere connessi a Lui.
Biblicamente, rimanere “in fiamme” significa:
1. Dimorare in Cristo ogni giorno (attraverso la Parola e la preghiera).
2. Tornare a Lui con prontezza quando lo Spirito ci convince di qualcosa.
3. Scegliere l'obbedienza piuttosto che il comfort.
Il fuoco si spegne quando:
· L'intimità diventa routine.
· La fede si riduce a una lista di cose da fare.
· Il confronto con gli altri ci spinge a "tenere il passo".
L'obbedienza alimenta il fuoco.
La Scrittura collega strettamente l'amore per Dio all'obbedienza:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Giovanni 14:15).
La tiepidezza inizia spesso quando:
· Sentiamo una convinzione dello Spirito, ma rimandiamo l'obbedienza.
· Giustifichiamo la disobbedienza con un "linguaggio stagionale" (usando circostanze o momenti come scusa).
· Predichiamo la grazia senza vivere la resa a Dio, trasformandola in un permesso per il peccato.
Il fuoco cresce mettendo in pratica la Parola, non solo studiandola.
«Mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi» (Giacomo 1:22).
Il fuoco richiede pentimento, non autocommiserazione.
Gesù non dice alla chiesa tiepida di impegnarsi di più o di punirsi, ma di pentirsi e tornare a Lui:
«Tutti quelli che amo, io li correggo e li castigo. Sii dunque zelante e ravvediti» (Apocalisse 3:19).
Il pentimento non è umiliarsi o odiare se stessi. È un riallineamento: scegliere di allontanarsi dai desideri carnali per cercare di nuovo il cuore di Dio.
Per rimanere in fiamme, è utile chiedersi regolarmente:
· Dove sono diventato insensibile?
· Quale convinzione dello Spirito ho ignorato?
· Quale comfort ha preso il posto della mia resa a Dio?
Il fuoco si riaccende quando l'umiltà sostituisce l'atteggiamento difensivo.
Non possiamo rimanere accesi senza lo Spirito Santo.
Il fuoco spirituale non è autogenerato:
«Non per potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio» (Zaccaria 4:6).
Così come il tempio fu ricostruito non con la sola forza umana ma con lo Spirito di Dio, anche la nostra vita spirituale è sostenuta non dallo sforzo, ma dal Suo Spirito.
Affidarsi solo alla disciplina, alle emozioni o alla routine porta all'esaurimento o al raffreddamento.
È lo Spirito a fornire l'“olio” che ci permette di bruciare continuamente per la Sua gloria.
Possiamo predisporre i nostri cuori a ricevere questo fuoco:
· Chiedendo allo Spirito Santo di scrutarci.
· Arrendendoci a Dio quotidianamente, non solo occasionalmente.
· Mantenendo un cuore aperto all'insegnamento e tenero verso la Sua voce.
Non si rimane infuocati cercando di provare passione. Si rimane infuocati:
· Rimanendo vicini a Cristo.
· Rimanendo obbedienti alla Sua Parola.
· Rimanendo umili nel cammino.
In sintesi:
· La tiepidezza cresce dove la convinzione viene ignorata.
· Il fuoco cresce dove si pratica la resa.
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Domande per un esame di coscienza
1. La mia fede è tiepida o ardente per Dio?
2. Sto rispondendo alla convinzione dello Spirito, o ho imparato a rimandarla o ignorarla?
3. La mia fede mi spinge all'obbedienza o mi accomoda nel comfort?
4. Cerco Dio ogni giorno o solo quando ho un bisogno?
5. La Scrittura plasma le mie scelte, o la reinterpreto per giustificare la disobbedienza?
6. Il mio cammino produce umiltà e resa, o controllo e autoprotezione?
7. Sto veramente dimorando in Cristo, o mi affido solo a una routine religiosa?
8. Resisto quando Dio mi corregge, o mi pento e torno a Lui con prontezza?
9. La mia fede è segnata dalla dipendenza dallo Spirito o da me stesso?
10. Continuando così, mi avvicinerò a Cristo o smorzerò lentamente il mio desiderio per Lui?
Spunti per la riflessione personale
· Quando è stata l'ultima volta che mi sono sentito veramente infiammato per Dio?
· Quali abitudini o ritmi caratterizzavano la mia vita in quel periodo?
· Cosa posso imparare da quella stagione e applicare ora?