«Il Signore mi disse: “Va’ ancora, ama una donna amata da un altro e adultera; amala come il Signore ama i figli d’Israele, i quali pure si volgono ad altri dèi e amano le schiacciate d’uva”. Allora me la comprai per quindici sicli d’argento, per un comer d’orzo e un letec d’orzo, e le dissi: “Aspettami per parecchio tempo: non ti prostituire e non darti a nessun uomo; io farò lo stesso per te”. I figli d’Israele infatti staranno per parecchio tempo senza re, senza capo, senza sacrificio e senza statua, senza efod e senza idoli domestici. Poi i figli d’Israele torneranno a cercare il Signore, loro Dio, e Davide, loro re, e ricorreranno tremanti al Signore e alla sua bontà, negli ultimi giorni».
Contesto: Dopo il dramma del capitolo 1 (matrimonio con Gomer e nascita dei tre figli dai nomi simbolici) e il grande annuncio di restaurazione del capitolo 2 (Dio che seduce la sposa infedele e la riconduce nel deserto per parlarle al cuore), il capitolo 3 è un atto simbolico in forma compressa. La narrazione è spoglia, quasi stenografica, ma carica di significato. L’avverbio «ancora» (v. 1) collega questa azione alla precedente: lo stesso amore folle di Dio continua a manifestarsi attraverso la vita del profeta.
Significato del Versetto (Quattro scene di un amore che non si arrende):
1. Il Comando Ripetuto (v. 1): «Va’ ancora, ama una donna amata da un altro e adultera»
· «amata da un altro» (אֲהֻבַת רֵעַ, ahuvat rea‘): Lett. «amata da un compagno». Gomer non è più solo moglie infedele; ora è legalmente di un altro uomo, forse schiava o concubina. Il suo stato è peggiorato: da adultera è diventata proprietà altrui.
· «amala come il Signore ama i figli d’Israele»: L’amore di Dio non si ferma davanti a nessun degrado. Più Israele si allontana, più Dio la cerca. L’amore non è meritato, è gratuito e ostinato.
· «le schiacciate d’uva» (אֲשִׁישֵׁי עֲנָבִים, ashishei anavim): Forse focacce di uva passa usate nei culti pagani. L’idolatria è descritta nei suoi aspetti più sensuali e quotidiani: non solo teologia sbagliata, ma piaceri concreti che seducono il cuore.
2. Il Riscatto (v. 2): «Allora me la comprai per quindici sicli d’argento, per un comer d’orzo e un letec d’orzo»
· Il prezzo è misto (metà argento, metà orzo). L’orzo era il cereale dei poveri. Osea non è ricco; paga con quello che ha. Il riscatto è umile e costoso insieme. Non è una compravendita trionfale, ma l’atto di chi dà tutto per riavere ciò che ama.
· Questo prefigura il riscatto di Cristo: non con argento né oro, ma con il suo sangue prezioso (1 Pietro 1:18-19). Il prezzo è apparentemente basso (quello di una schiava), ma in realtà è tutto ciò che Osea possedeva.
3. La Purificazione nell’Attesa (v. 3): «Aspettami per parecchio tempo: non ti prostituire… io farò lo stesso per te»
· Dopo il riscatto, non c’è immediato ritorno alla piena comunione. C’è un periodo di prova, di astinenza, di attesa. Gomer deve imparare a stare senza altri uomini; Osea starà senza di lei. È un tempo di deserto, di silenzio, di fedeltà nuda, senza i fuochi della passione.
· Questo corrisponde alla condizione di Israele (v. 4): senza istituzioni, senza culto, senza oggetti sacri. Dio toglie tutto ciò in cui il popolo confidava, perché impari a confidare solo in Lui.
4. La Speranza Ultima (vv. 4-5): «Poi i figli d’Israele torneranno a cercare il Signore, loro Dio, e Davide, loro re»
· «per parecchio tempo» (יָמִים רַבִּים, yamim rabbim): Non è una misura precisa, ma un periodo indefinito di desolazione. Potrebbero essere i 70 anni di esilio, o l’intera era tra la caduta di Israele e la venuta del Messia.
· «torneranno a cercare»: Il pentimento non è imposto, ma attratto. Dopo la privazione, il cuore si volge di nuovo a Dio. La fedeltà di Osea nell’attesa è il sacramento della fedeltà di Dio che aspetta senza forzare.
· «Davide, loro re»: Non è il ritorno di un re morto, ma la speranza del Messia davidico. La monarchia ideale, quella secondo il cuore di Dio, sarà restaurata in Cristo.
· «ricorreranno tremanti» (וּפָחֲדוּ, ufachedù): Il timore non è più terrore, ma venerazione stupita di fronte alla bontà di Dio. La stessa radice di «timore di Dio» nella sua accezione positiva.
In sintesi, Osea 3 è il Vangelo in miniatura. In pochi versetti:
· Dio comanda un amore umiliante e gratuito.
· Il profeta paga il prezzo per riscattare l’infedele.
· La sposa attende in solitudine, purificata dal silenzio.
· Alla fine, c’è ritorno e timore gioioso.
Questo capitolo insegna che l’amore di Dio non si arrende mai. Quando tutto sembra perduto (Gomer venduta), Dio riscatta. Quando il peccato sembra invincibile, Dio attende. Quando il popolo è vuoto di tutto, Dio prepara il suo ritorno.
La «bontà» (חֶסֶד, chesed) del v. 5 è la parola chiave: è la fedeltà amorosa del patto, quella che Osea ha incarnato per Gomer e che Dio incarna per Israele. E alla fine, questa bontà non genera paura, ma un tremore di meraviglia: come dire, «È troppo bello per essere vero; eppure è vero».