Il capitolo 43 di Geremia narra un momento critico nella storia di Giuda dopo la caduta di Gerusalemme nel 586 a.C. Il governatore Ghedalia è stato assassinato (cap. 41) e i capi del popolo, temendo la vendetta dei Babilonesi, chiedono a Geremia se devono fuggire in Egitto o restare nella terra di Giuda (cap. 42). Dio, tramite Geremia, comanda di rimanere, ma il popolo rifiuta l’ordine e fugge in Egitto, portando con sé lo stesso profeta.
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📌 Struttura del capitolo 43
1. (vv. 1-7) Il rifiuto della parola di Dio e la fuga in Egitto
Il popolo accusa Geremia di mentire e di essere manipolato da Baruc.
Disobbediscono all’ordine di Dio e si rifugiano in Egitto.
Portano con sé Geremia e Baruc.
2. (vv. 8-13) La profezia della distruzione dell’Egitto
Giunti a Tafni (città egiziana), Geremia riceve un nuovo messaggio da Dio.
Deve seppellire delle pietre presso il palazzo del faraone come segno profetico.
Dio annuncia che Nabucodonosor invaderà l’Egitto e distruggerà i suoi idoli.
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🛠 Schema riassuntivo
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📖 Interpretazione e significato
Disobbedienza continua: Anche dopo la distruzione di Gerusalemme, il popolo continua a non ascoltare Dio.
Illusione della sicurezza: Cercano protezione in Egitto, ma proprio l’Egitto verrà invaso.
Dio sovrano sulle nazioni: Anche il potente Egitto è sotto il giudizio divino.
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📌 Conclusione
Il capitolo mostra come la paura e la disobbedienza abbiano portato il popolo di Giuda a un tragico errore: cercare rifugio nel posto sbagliato. Invece di fidarsi di Dio, si affidano a un’illusione di sicurezza, che si rivelerà inutile.