La parabola racconta di una vedova che si rivolge al giudice chiedendo giustizia contro il suo avversario. Inizialmente, il giudice rifiuta di ascoltarla, ma la donna insiste con determinazione, finché egli, stancandosi delle sue continue richieste, decide di accontentarla. Gesù utilizza questa storia per insegnare ai suoi discepoli che, se un giudice ingiusto può cedere di fronte alla perseveranza, quanto più Dio, che è giusto e amorevole, ascolterà le preghiere dei suoi fedeli. Gesù conclude con una domanda provocatoria: "Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?" (Luca 18).
Il messaggio centrale di questa parabola riguarda la "stanchezza della fede", un concetto che va oltre la fatica fisica o psicologica. Gesù si riferisce a quella stanchezza interiore che nasce dal dubbio e dall’incertezza, e che può minare la perseveranza nella preghiera. L’insegnamento di Gesù è chiaro: la fede deve rimanere salda, e la preghiera, come espressione autentica della fede, deve essere continua e instancabile. La costanza nella preghiera non è solo un atto di devozione, ma un modo per rafforzare e mantenere viva la fede, soprattutto nei momenti di difficoltà o di prova.