giovedì, febbraio 20, 2025

Preghiera costante

Nel Vangelo di Luca, al capitolo diciotto, troviamo un insegnamento fondamentale di Gesù, espresso attraverso una parabola che sottolinea l’importanza della preghiera costante e perseverante per ogni cristiano. Questa parabola, che ha come protagonista un giudice "che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno", offre un messaggio profondo e apparentemente paradossale: perché Gesù sceglie di usare la figura di una persona ingiusta e irrispettosa per insegnare qualcosa sulla preghiera? La risposta, come spesso accade nei messaggi di Gesù, è diretta e chiara, e invita a riflettere su un aspetto cruciale della fede.

La parabola racconta di una vedova che si rivolge al giudice chiedendo giustizia contro il suo avversario. Inizialmente, il giudice rifiuta di ascoltarla, ma la donna insiste con determinazione, finché egli, stancandosi delle sue continue richieste, decide di accontentarla. Gesù utilizza questa storia per insegnare ai suoi discepoli che, se un giudice ingiusto può cedere di fronte alla perseveranza, quanto più Dio, che è giusto e amorevole, ascolterà le preghiere dei suoi fedeli. Gesù conclude con una domanda provocatoria: "Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?" (Luca 18).

Il messaggio centrale di questa parabola riguarda la "stanchezza della fede", un concetto che va oltre la fatica fisica o psicologica. Gesù si riferisce a quella stanchezza interiore che nasce dal dubbio e dall’incertezza, e che può minare la perseveranza nella preghiera. L’insegnamento di Gesù è chiaro: la fede deve rimanere salda, e la preghiera, come espressione autentica della fede, deve essere continua e instancabile. La costanza nella preghiera non è solo un atto di devozione, ma un modo per rafforzare e mantenere viva la fede, soprattutto nei momenti di difficoltà o di prova.

Apocalisse 9

 Il capitolo 9 dell'Apocalisse continua la serie dei giudizi divini con il suono della quinta e sesta tromba , introducendo calamità anc...