[1] Propose loro una parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi: [2] «In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno; [3] e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui e diceva: “Rendimi giustizia sul mio avversario”. [4] Egli per qualche tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: “Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, [5] pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa”». [6] Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. [7] Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? [8] Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»
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Contesto letterario e scopo:
Gesù sta istruendo i discepoli (cfr. 17:22) sull'avvento del Regno di Dio e del "giorno del Figlio dell'uomo" (17:24,30). Subito dopo aver parlato della repentinità e universalità del giudizio finale (17:26-37), introduce questa parabola per insegnare l'atteggiamento che i credenti devono avere nell'attesa: la preghiera perseverante e fiduciosa.
Struttura della parabola:
1. Scopo dichiarato (v.1): Insegnare a pregare sempre senza stancarsi.
2. Il personaggio negativo (v.2): Un giudice senza timor di Dio né rispetto per gli uomini (l'antitesi di un buon giudice).
3. Il personaggio debole (v.3): Una vedova (simbolo biblico di vulnerabilità sociale) che chiede giustizia.
4. La dinamica dell'insistenza (vv.4-5): Il giudice, pur senza principi morali, alla fine agisce per puro fastidio egoistico ("perché non finisca per rompermi la testa" - lett. "per non ricevere alla fine un occhio nero").
5. L'applicazione "dal minore al maggiore" (vv.6-8a):
· Argomento: Se un giudice ingiusto alla fine risponde all'insistenza...
· Conclusione: Quanto più Dio, il Giudice giusto, renderà prontamente giustizia ai suoi eletti che gridano a Lì!
6. La domanda inquietante finale (v.8b): "Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?".
Contrasti teologici chiave:
· Il giudice vs Dio:
· Il giudice: Ingiusto, senza timore, egoista.
· Dio: Giusto, Padre amoroso, difensore degli oppressi.
· La motivazione della risposta:
· Il giudice: Fastidio, autodifesa ("per non essere malmenato").
· Dio: Amore, fedeltà al patto, giustizia ("ai suoi eletti").
· La relazione:
· Vedova-Giudice: Estranei, rapporto di potere.
· Eletti-Dio: Figli-Padre, rapporto d'alleanza.
Interpretazione e insegnamenti principali:
1. Non è una parabola sul "come" funziona Dio, ma sul "come" dobbiamo pregare. Non dice che Dio è sordo o riluttante come il giudice. Dice l'opposto: se persino un uomo malvagio cede all'insistenza, a maggior ragione Dio, che è buono, ascolterà. L'argomento è dall'inferiore al superiore (a minore ad maius).
2. La preghiera come grido di giustizia, non come richiesta vaga. La vedova non chiede un favore, ma giustizia (ἐκδίκησιν, ekdikēsin) contro un avversario. Gli "eletti" (v.7) sono coloro che, nella tribolazione degli ultimi tempi (contesto del discorso), gridano a Dio perché intervenga a stabilire il Suo Regno di giustizia.
3. La perseveranza come espressione di fede. "Non stancarsi" (μὴ ἐγκακεῖν, mē enkakein) significa non perdere coraggio, non abbandonare la speranza. Nell'attesa della venuta del Figlio dell'uomo, la preghiera insistente è l'atto di fede che riconosce Dio come unico vero Giudice e Salvatore.
4. La domanda finale: il punto cruciale. La parabola si conclude non con una rassicurazione automatica, ma con una domanda rivolta ai discepoli (e a ogni generazione). La promessa di Dio è certa ("renderà giustizia con prontezza"). Il problema non è la Sua fedeltà, ma la nostra fede. Resisteremo a pregare, a credere, ad attendere, anche quando la giustizia sembra tardare? La venuta del Figlio dell'uomo troverà comunità di credenti che vivono ancora di questa fede perseverante, o troverà solo stanchezza, disillusione e abbandono della preghiera?
Conclusione:
Luca 18:1-8 è un incoraggiamento severo. Incoraggia: Dio ascolta e agirà con prontezza per il suo popolo. È severo: mette in guardia dal pericolo dello scoraggiamento e della perdita della fede nell'attesa. La parabola trasforma la preghiera da pratica devozionale in un atto di resistenza e di speranza escatologica, fondato sul carattere fedele di Dio, in netto contrasto con l'egoismo umano. La vera domanda finale è: noi continueremo a essere quella vedova che grida, fino alla fine?
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Testo originale greco di Luca 18:5 (secondo il testo critico NA28) e una sua traduzione letterale parola per parola.
Testo Greco (Luca 18:5)
διὰ γε τὸ παρέχειν μοι κόπον τὴν χήραν ταύτην ἐκδικήσω αὐτήν, ἵνα μὴ εἰς τέλος ἐρχομένη ὑπωπιάζῃ με.
Traduzione Letterale Parola per Parola
Parola Greca (traslitterata) Forma / Funzione Traduzione Letterale Note
διὰ preposizione (con accusativo) a causa di Indica causa o motivo.
γε particella rafforzativa proprio / perlomeno Rafforza ciò che precede. Qui enfatizza il motivo.
τὸ articolo neutro accusativo il Articolo che nominalizza la frase seguente.
παρέχειν infinito presente attivo dare / causare Lett. "procurare", "dare".
μοι pronome personale dativo a me Complemento di termine.
κόπον sostantivo maschile accusativo fatica / disturbo Lett. "lavoro faticoso", "fastidio".
τὴν articolo femminile accusativo la
χήραν sostantivo femminile accusativo vedova
ταύτην pronome dimostrativo accusativo questa
ἐκδικήσω verbo futuro attivo 1a pers. sing. farò giustizia Da ekdikeō: "vendicare", "far giustizia".
αὐτήν pronome personale accusativo a lei Complemento oggetto.
ἵνα congiunzione finale affinché Introduce lo scopo.
μὴ particella di negazione non
εἰς preposizione (con accusativo) fino a
τέλος sostantivo neutro accusativo la fine
ἐρχομένη participio presente medio/passivo nom. femm. sing. venendo Modo verbale che descrive "la vedova".
ὑπωπιάζῃ verbo presente attivo congiuntivo 3a pers. sing. colpisca sotto l'occhio / malmeni Termine atletico/boxistico: "dare un occhio nero", "malmenare".
με pronome personale accusativo me Complemento oggetto.
Traduzione Letterale Integrale (flusso sintattico):
"A causa proprio del dare a me fatica questa vedova, farò giustizia a lei, affinché non, fino alla fine venendo, lei mi colpisca sotto l'occhio."
Spiegazione della Sintassi e del Senso:
1. διὰ γε τὸ παρέχειν μοι κόπον τὴν χήραν ταύτην: La costruzione è complessa. L'articolo τὸ + l'infinito παρέχειν crea una frase sostantivata (il "dare fastidio"). Questa intera frase è l'oggetto della preposizione διὰ ("a causa di"). Letteralmente: "A causa del [fatto di] dare a me fastidio questa vedova".
2. ἐκδικήσω αὐτήν: È la proposizione principale. "Farò giustizia a lei".
3. ἵνα μὴ... ὑπωπιάζῃ με: Proposizione finale (scopo). "Affinché non... mi malmeni".
4. εἰς τέλος ἐρχομένη: Participio circumstanziale. Descrive come la vedova potrebbe malmenarlo: "venendo [continuamente] fino alla fine" (cioè, con insistenza senza fine).
Traduzione Dinamica del Significato (per confronto con la NR06):
"Tuttavia, poiché questa vedova mi dà così fastidio, le farò giustizia, perché non venga alla fine a farmi un occhio nero [o: a rompermi la testa]."
La NR06 traduce liberamente l'ultima parte con "non finisca per rompermi la testa", che è un'ottima resa idiomatica italiana del concetto greco di ὑπωπιάζῃ ("dare un occhio nero"), usato in senso figurato per "importunare fino alla violenza" o "stancare fino allo sfinimento".