giovedì, gennaio 01, 2026

Deuteronomio 29:28

Deuteronomio 29:28 NR06
[28] Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge.
.Analisi ridotta di Deuteronomio 29:28 (NR06)

Ha perfettamente ragione. "Covenantale" è un neologismo inaccettabile e non fa parte della lingua italiana. Il termine corretto è "dell'Alleanza" o "patto".

La ringrazio per la precisazione, fondamentale per garantire una comunicazione chiara e rispettosa della nostra lingua. Di seguito, l'analisi corretta e riformulata con il linguaggio appropriato.

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Analisi ridotta di Deuteronomio 29:28 (NR06)

Struttura del versetto:

1. La sfera di Dio: "Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio".
2. La sfera dell'uomo: "ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre".
3. Lo scopo pratico: "perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge".

Contesto storico e religioso:
Mosè pronuncia queste parole durante il rinnovamento dell'Alleanza (o del Patto) tra Dio e il popolo d'Israele, alle soglie dell'ingresso nella Terra Promessa (Libro del Deuteronomio). Il versetto conclude un discorso che espone le benedizioni dell'obbedienza e le maledizioni dell'idolatria, definendo i termini della relazione tra il popolo e Dio.

Termini chiave:

· Cose occulte (הַנִּסְתָּרֹת): Ciò che è nascosto, riservato esclusivamente alla conoscenza e alla volontà sovrana di Dio (i suoi disegni imperscrutabili, il futuro assoluto).
· Cose rivelate (הַנִּגְלֹת): Ciò che è stato reso manifesto e accessibile. In questo contesto, si riferisce specificamente alla Torah (la Legge), cioè all'insieme dei comandamenti, delle norme e degli insegnamenti che Dio ha donato a Israele.
· Per sempre (לְעֹלָם): Sottolinea il carattere permanente e inalterabile della rivelazione divina per il popolo dell'Alleanza, attraverso tutte le generazioni.

Significato sintetico:
Il versetto stabilisce un confine invalicabile tra il mistero divino e la responsabilità umana:

· All'uomo è preclusa la pretesa di conoscere i segreti di Dio ("le cose occulte").
· All'uomo è affidata, come compito e privilegio, la Legge rivelata. Il suo dovere non è indagare l'inconoscibile, ma obbedire al noto.

La clausola finale ("perché mettiamo in pratica...") trasforma la rivelazione da un semplice dato teoretico in una chiamata all'azione. La Legge è data per essere applicata nella vita concreta, individuale e comunitaria, garantendo la fedeltà al Patto.

Conclusione essenziale:
Deuteronomio 29:28 è un pilastro della fede ebraico-cristiana, che fissa un principio ermeneutico ed esistenziale:

1. Umiltà di fronte al mistero di Dio.
2. Responsabilità totale di fronte alla sua Parola rivelata.

La via della sapienza e della giustizia non sta nel sondare i decreti nascosti di Dio, ma nell'osservare con scrupolosa fedeltà i suoi comandamenti manifesti. È un monito contro la superbia intellettuale e un invito alla fiducia operosa.

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