«Noi non sappiamo ciò che dobbiamo fare, ma gli occhi nostri sono su di te».
Questa preghiera è semplice e onesta. Ci sono momenti in cui non sai davvero cosa fare dopo. Ci hai pensato, hai chiesto consigli, hai cercato di pianificare, eppure rimani nell'incertezza. Dio non pretende che tu abbia ogni soluzione pronta. A volte la fede ha il volto di chi ammette di non sapere e sceglie comunque di tenere gli occhi fissi su di Lui. Quando ti senti sopraffatto dalle responsabilità, dì a Dio chiaramente che non sai cosa fare. Poi fissa lo sguardo su di Lui e compi il prossimo passo che ti mette davanti.
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2 Cronache 20:12 (NR06)
«Noi non sappiamo ciò che dobbiamo fare, ma gli occhi nostri sono su di te».
Contesto: Il re Giosafat di Giuda riceve la notizia che una grande alleanza di popoli nemici (Moabiti, Ammoniti e Meuniti) sta marciando contro Gerusalemme (vv. 1-2). Spaventato, Giosafat proclama un digiuno e raduna tutto il popolo per cercare il Signore. In piedi nel tempio, davanti all'assemblea, eleva una preghiera (vv. 5-12) che riconosce la potenza di Dio, la storia della sua fedeltà e l'impotenza umana. Il versetto 12 è il culmine di questa preghiera: una dichiarazione di resa totale e di fiducia assoluta.
Significato del Versetto (Due parti di una fede disarmata):
1. La Confessione di Impotenza: «Noi non sappiamo ciò che dobbiamo fare»
· «non sappiamo» (אֵין בָּנוּ כֹּחַ, en banu koach): Lett. «non c'è in noi forza». Giosafat riconosce che tutte le risorse umane – militari, politiche, strategiche – sono insufficienti. L'esercito di Giuda non può nulla contro quella coalizione.
· È una dichiarazione di onestà radicale. Il re non finge di avere un piano, non minimizza il pericolo, non cerca soluzioni ibride (metà Dio, metà alleanze umane). Davanti all'impossibile, l'unica sapienza è ammettere: «Non so».
· Questo è il primo passo della fede: smettere di confidare nelle proprie capacità per riconoscere il proprio limite.
2. La Direzione dello Sguardo: «ma gli occhi nostri sono su di te»
· «gli occhi nostri» (עֵינֵינוּ, enenu): Il plurale indica che è tutto il popolo, con il suo re, a guardare. La fede non è individualista; è comunitaria. Insieme fissano lo sguardo su Dio.
· «sono su di te» (עָלֶיךָ, 'alekha): L'opposto di guardare altrove (ai nemici, alle paure, alle proprie risorse). Lo sguardo rivolto a Dio è già una preghiera, già una richiesta d'aiuto, già un atto di fiducia.
· Questa seconda parte non offre una soluzione; offre solo una direzione. Non dice: «Tu farai così e così». Dice: «Guardiamo a Te». È la fede che non prescrive a Dio cosa fare, ma si affida a Lui.
In sintesi, 2 Cronache 20:12 è forse la più bella preghiera di impotenza in tutta la Scrittura. Inseguenza due movimenti essenziali:
1. Abbassare le armi: Ammettere che non abbiamo la risposta, che da soli non ce la facciamo.
2. Alzare gli occhi: Puntare lo sguardo su Dio, non come ultima risorsa, ma come unica risorsa.
È la preghiera di chi ha smesso di lottare con le proprie forze e ha deciso di lasciare spazio a Dio. La risposta divina arriva immediatamente (vv. 14-17): «Non temete... non sarete voi a dover combattere in questa circostanza; fermatevi, state fermi, e vedrete la liberazione del Signore».
Questo versetto insegna che:
· Non sapere è umano. Non dobbiamo vergognarci della nostra impotenza.
· Guardare a Dio è la saggezza più alta. Quando non abbiamo piani, abbiamo Lui.
· La liberazione viene quando smettiamo di guardare al problema e guardiamo a Dio.
Per il credente, è una preghiera da ripetere ogni giorno: «Signore, non so cosa fare, ma i miei occhi sono su di te». Ed Egli risponde.