Salmi 73:26 NR06
[26] La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno.
Il salmista ammette il fallimento fisico, emotivo e spirituale. Eppure ancor la sua speranza non nella propria costanza, ma nella sufficienza di Dio. Il fallimento spirituale non ti squalifica dall'aiuto di Dio; rivela quanto hai bisogno di Lui. Quando ti senti come se avessi fallito ancora una volta, non cadere in una spirale di autocondanna. Lascia che la tua debolezza ti spinga più vicino a Dio, non più lontano da Lui.
---
Contesto letterario immediato:
Questo versetto è il punto di svolta e la conclusione del Salmo 73, un salmo di lotta intellettuale e spirituale (appartenente ai "Salmi di Asaf"). Il salmista ha attraversato una profonda crisi di fede, turbato dalla prosperità degli empi (vv.3-12:
[3] Poiché invidiavo i prepotenti, vedendo la prosperità dei malvagi. [4] Poiché per loro non vi sono dolori, il loro corpo è sano e ben nutrito. [5] Non sono tribolati come gli altri mortali, né sono colpiti come gli altri uomini. [6] Perciò la superbia li adorna come una collana, la violenza li avvolge come un manto. [7] Gli occhi escono loro fuori dalle orbite per il grasso; dal cuor loro traboccano i cattivi pensieri. [8] Sbeffeggiano e malvagiamente progettano di opprimere; parlano dall’alto in basso con arroganza. [9] Alzano la loro bocca fino al cielo, e la loro lingua percorre la terra. [10] Perciò il popolo si volge dalla loro parte, beve abbondantemente alla loro sorgente [11] e dice: «Com’è possibile che Dio sappia ogni cosa, che vi sia conoscenza nell’Altissimo?» [12] Ecco, costoro sono empi; eppure, tranquilli sempre, essi accrescono le loro ricchezze.) e dalla sua sofferenza pur essendo giusto (vv. 13-14:
[13] Invano dunque ho purificato il mio cuore e ho lavato le mie mani nell’innocenza! [14] Poiché sono colpito ogni giorno e il mio tormento si rinnova ogni mattina.).
La sua fede vacillava (v.2:
[2] Ma quasi inciamparono i miei piedi; poco mancò che i miei passi non scivolassero.) finché, entrando "nel santuario di Dio" (v.17:
[17] finché non sono entrato nel santuario di Dio e non ho considerato la fine di costoro.), ha compreso la fine degli empi (la loro rovina improvvisa, vv. 18-20:
[18] Certo, tu li metti in luoghi sdrucciolevoli, tu li fai cadere in rovina. [19] Come sono distrutti in un momento, portati via, consumati in circostanze orribili! [20] Come avviene d’un sogno quando uno si sveglia, così tu, Signore, quando ti desterai, disprezzerai la loro vana apparenza.) e la sua posizione di privilegio nel legame con Dio (vv. 23-24:
[23] Ma pure, io resto sempre con te; tu mi hai preso per la mano destra; [24] mi guiderai con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella gloria.).
Il v.26 è il grido di vittoria che nasce da questa rivelazione.
Struttura del versetto (un contrasto drammatico):
1. La fragilità umana (transitoria): "La mia carne e il mio cuore possono venir meno".
2. La stabilità divina (eterna): "ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno."
Termini chiave:
· Carne (בָּשָׂר - basar) e Cuore (לֵב - lev): Rappresentano l'intera persona umana nella sua fragile esistenza. La "carne" è la dimensione fisica, mortale e debole; il "cuore" è il centro della vita interiore, delle emozioni e della volontà.
· Possono venir meno (כָּלָה - kalah): Verbo che significa esaurirsi, consumarsi, venir meno, perire. È una confessione di totale vulnerabilità e mortalità.
· Rocca (צוּר - tzur): Immagine potente della stabilità, inaccessibilità e sicurezza assoluta. È un titolo divino frequente (Deut. 32:4; 2 Sam. 22:2). Dio non è un riparo esterno, ma la roccia del mio cuore, cioè il fondamento stesso della sua vita interiore.
· Mia parte di eredità (חֶלְקִי - chelqi): Nel sistema tribale israelita, la "parte" o "eredità" (נַחֲלָה - nachalah) era la porzione di terra inalienabile che garantiva identità, sostentamento e futuro. Il salmista dichiara che, mentre i beni terreni sono incerti, la sua unica, vera e permanente proprietà è Dio stesso. È il linguaggio dei leviti, che non ebbero terra perché "il SIGNORE è la loro eredità" (Deut. 18:2).
· In eterno (לָעַד - la'ad): La durata del possesso di Dio come eredità è opposta alla caducità della carne e del cuore. È perpetua, senza fine.
Significato teologico:
Il versetto sintetizza la risoluzione della crisi del salmista:
1. Onestà sulla condizione umana: Riconosce senza illusioni la propria fragilità fisica ed emotiva. La fede non nega la realtà del decadimento.
2. Trasferimento della sicurezza: La sicurezza non risiede più nella forza personale (fisica o interiore), che è destinata a venir meno, ma viene totalmente trasferita su Dio. Egli diventa l'unico punto fisso.
3. Dio come bene supremo: La soluzione alla prosperità degli empi non è ricevere anche lui dei beni materiali, ma realizzare che possedere Dio è un'eredità infinitamente superiore e perenne. È il passaggio dal desiderio di ciò che gli empi hanno al desiderio di Ciò che solo il giusto ha: una relazione eterna con Dio.
Conclusione essenziale:
Salmo 73:26 è la dichiarazione di una fede matura che ha superato la crisi della giustizia apparente. Afferma che il fondamento della vita non è la salute fisica ("carne") né la stabilità emotiva ("cuore"), entrambe precarie, ma Dio stesso, che è al contempo:
· Fondamento interno ("roccia del mio cuore") e
· Possesso eterno ("mia parte di eredità, in eterno").
È la risposta di fede alla mortalità e all'ingiustizia: la vera prosperità non è nella durata o nel benessere della vita biologica, ma nell'essere, qui e ora e per sempre, radicati in Dio come unico bene necessario e imperituro.
---
V. 9
Contesto immediato:
Questo versetto si trova nel cuore del Salmo 73, precisamente nella sezione in cui il salmista Asaf descrive l'arroganza e l'apparente impunità degli empi che lo turbano (vv. 4-12). Il v.9 è parte di un ritratto satirico e tagliente della loro superbia.
Significato letterale dell'immagine:
L'espressione è un paralelismo poetico ebraico, dove la seconda parte ripete, intensifica o contrasta la prima.
1. "Alzano la loro bocca fino al cielo" (שָׁתוּ בַשָּׁמַיִם פִּיהֶם)
· Immagine: Rivolgere la bocca verso il cielo.
· Significato: È un gesto di sfida blasfema e di orgoglio smisurato. La loro arroganza non ha limiti terreni; osano parlare contro Dio stesso, come se volessero contendere con Lui o addirittura inghiottire il cielo con le loro parole. È l'atteggiamento di chi nega ogni autorità superiore (cfr. l'orgoglio di Babele in Genesi 11:4).
2. "e la loro lingua percorre la terra" (וּלְשׁוֹנָם תִּהַלַּךְ בָּאָרֶץ)
· Immagine: Una lingua che viaggia per tutta la terra.
· Significato: Descrive la loro malignità diffamatoria, la calunnia e il dominio attraverso le parole. La loro lingua, come un serpente velenoso, si insinua ovunque, ferendo, controllando e distruggendo le reputazioni. È il potere della menzogna e della maldicenza usato per affermare il proprio predominio sociale.
Interpretazione complessiva:
Il versetto dipinge gli empi come persone il cui orgoglio è totale e la cui malvagità è universale.
· In verticale (verso il cielo): bestemmiano e sfidano Dio.
· In orizzontale (sulla terra): opprimono e calunniano il prossimo.
La loro parola non conosce confini morali né geografici. È l'emblema di una superbia che contamina ogni relazione: sia con il Divino che con l'umano.
Collegamento al tema del Salmo:
Questa descrizione spiega perché il salmista è scandalizzato: questi empi non solo prosperano materialmente (vv. 4-5, 7, 12), ma vivono in una totale assenza di timore di Dio e di rispetto per gli uomini. La loro sicurezza sembra derivare proprio da questo atteggiamento di onnipotenza verbale e pratica. Il versetto serve a mostrare l'estrema distanza tra il loro modo di vivere e la giustizia che il salmista credeva dovesse governare il mondo.
Conclusione:
Salmo 73:9 è una penetrante diagnosi del peccato come superbia onnicomprensiva. Condensa in un'immagine vivida l'essenza della ribellione umana: una bocca che sfida il cielo e una lingua che devasta la terra. È il ritratto di chi ha fatto della propria parola uno strumento di idolatria (sostituirsi a Dio) e di oppressione (dominare sugli uomini). Questo versetto aiuta a comprendere la profondità dello scandalo che turbava Asaf, prima del suo approdo alla fede nella giustizia ultima di Dio (v.17ss).