«Come un padre ha compassione dei suoi figli, così il SIGNORE ha compassione di quelli che lo temono; poiché egli conosce la nostra natura, si ricorda che siamo polvere».
Ci sono giorni in cui prometti a te stesso che farai meglio, solo per fallire ancora. Questo versetto ci ricorda che Dio non è sorpreso dalla nostra debolezza. Lui conosce la nostra fragilità. La sua compassione non si basa sulla nostra coerenza, ma sulla sua comprensione di ciò che siamo. Quando vieni meno, non dare per scontato che Dio sia stanco di te. Torna a Lui con onestà. La sua compassione ti incontra esattamente dove sei.
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Salmo 103:13-14 (NR06)
«Come un padre ha compassione dei suoi figli, così il SIGNORE ha compassione di quelli che lo temono; poiché egli conosce la nostra natura, si ricorda che siamo polvere».
Contesto: Questo salmo di Davide è un inno di lode che celebra i molteplici benefici di Dio, concentrandosi sulla sua misericordia e sul suo perdono (vv. 1-12). I versetti 13-14 appartengono al cuore della sezione che descrive l'infinita compassione divina in contrasto con la transitorietà umana (vv. 8-18).
Significato del Versetto:
1. Il Paragone Affettuoso: "Come un padre ha compassione... così il SIGNORE..."
· Dio viene paragonato a un padre ideale. La "compassione" (רָחַם, racham) qui indica un amore viscerale, un sentimento di profonda tenerezza e protezione, simile a quello di una madre per il suo bambino. Questo legame emotivo è la base del suo agire.
· Questa compassione è rivolta in modo particolare a "quelli che lo temono". Il "timore" biblico non è paura, ma riverenza, rispetto e sottomissione fiduciosa. È l'atteggiamento del figlio che riconosce l'autorità amorevole del padre.
2. La Conoscenza che Ispira Misericordia: "poiché egli conosce la nostra natura"
· Dio non prova compassione nonostante la nostra debolezza, ma proprio a causa di essa. Il verbo "conosce" (יָדַע, yada) indica una comprensione piena, intima e sperimentale. Egli conosce la nostra "natura" (יֵצֶר, yetser), cioè la nostra costituzione fragile, la nostra formazione imperfetta, la nostra inclinazione al limite e all'errore.
3. La Memoria che Modera il Giudizio: "si ricorda che siamo polvere"
· L'atto di "ricordarsi" (זָכַר, zakar) da parte di Dio non è un semplice ripescaggio mnemonico. Nella Bibbia, quando Dio si ricorda, agisce in favore di qualcuno in base a un legame prestabilito.
· Ciò che Egli tiene costantemente presente è la nostra origine più umile: "siamo polvere" (עָפָר, afar). È un richiamo diretto al racconto della creazione (Genesi 2:7) e alla conseguenza del peccato (Genesi 3:19). Dio non si aspetta da noi una forza sovrumana o una perfezione angelica. Egli sa che siamo creature mortali, fragili e totalmente dipendenti da Lui.
In sintesi, questi versetti rivelano che la misericordia di Dio non è una concessione occasionale, ma scaturisce dalla sua stessa natura di Padre amorevole. La nostra sicurezza non risiede nella nostra capacità di essere forti o impeccabili, ma nel fatto che il nostro Padre celeste ci conosce intimamente e non dimentica mai di che pasta siamo fatti. La sua compassione è dunque saggia, realistica e infinitamente paziente. Il "timore" che Egli gradisce è proprio la risposta fiduciosa di chi, consapevole di essere polvere, si abbandona nelle braccia di un Padre che non lo schiaccia, ma lo sostiene.